Scajola arrestato: «Favorì il latitante Matacena»

L’ex ministro dell’Interno è stato arrestato all’alba, per aver aiutato l’ex deputato Fi condannato in via definitiva in concorso esterno. Per l’accusa prove decisive sono in varie telefonate e incontri: «Scajola era asservito»

Degli otto provvedimenti di custodia cautelare emessi dalla Dia di Reggio Calabria stamattina all’alba, il più clamoroso a livello mediatico è sicuramente quello per Claudio Scajola, ex ministro dell’Interno, arrestato a Roma con l’accusa di aver favorito la latitanza dell’ex parlamentare Pdl Amedeo Matacena (destinatario di un altro dei mandati di arresto, ma risultato ancora latitante). Oltre a loro due, oggi sono stati arrestati la madre di Matacena Raffaella De Carolis, la segretaria del parlamentare Maria Grazia Fiordalisi e quella di Scajola, Roberta Sacco. Un ottavo mandato è destinato a Chiara Rizzo, compagna di Matacena, che attualmente è ricercata.

MATACENA A DUBAI. Il parlamentare del Pdl è attualmente a Dubai, sebbene tecnicamente risulti latitante. È stato infatti fermato negli Emirati arabi e gli è stato ritirato il passaporto, ed è in attesa di estradizione. Gli arresti di oggi sono scattati proprio per il presunto tentativo di favorire un suo trasferimento da Dubai a Beirut, capitale del Libano, dove, grazie ad alcune entrature con politici locali, Scajola contava di fargli avere un visto speciale. Matacena è stato arrestato a Dubai lo scorso 29 agosto, dopo che l’ex deputato di Forza Italia era stato condannato in via definitiva a Giugno a 5 anni e 4 mesi per concorso esterno in associazione mafiosa (‘ndrangheta, ndr.). Ma già al momento della sentenza, l’ex deputato si era reso latitante. Significativi per gli arresti di oggi, invece, sono stati i contatti telefonici tra Scajola, e la Rizzo, compagna di Matacena.

L’ACCUSA: «SCAJOLA ERA ASSERVITO». Nell’ordinanza firmata dal Gip, si legge che l’ex ministro Scajola dalle intercettazioni raccolte risulterebbe «asservito» alle richieste della Rizzo. In particolare il gip ha esemplificato con una telefonata del 12 dicembre 2013, “conversazione – scrive il Gip – che riguarda lo spostamento di denaro da un conto corrente all’altro. Si denota l’asservimento totale dello Scajola alle necessità della Rizzo”. Il procuratore capo di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho ha spiegato che «Dalle indagini si evidenzia ripetutamente come Scajola sia in rapporti strettissimi con Matacena e la moglie ai fini di favorire la sua latitanza». L’ex ministro si sarebbe attivato sia per individuare la località, Beirut, dove trasferire Matacena, sia per occultare il patrimonio dell’ex parlamentare e farlo arrivare in Libano, stato in cui un’eventuale estradizione per l’Italia sarebbe poi riuscita parecchio difficoltosa.