Santa Teresa e la consolazione di sapere che il “grande criminale” è morto baciando il crocifisso

Alla fine l’unico gesto memorabile degli ultimi giorni di Marco Pannella è stato baciare il Crocifisso

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Pannella alla fine che cosa ha visto, anzi Chi ha visto? Le sue battaglie sono state facili da vincere, diciamocelo. Il suo carro dei diritti correva in discesa. Ha assecondato, come referente italiano della prepotentissima Trilateral dei diritti individuali assoluti, l’avanzata del nichilismo. Papa Francesco ha individuato perfettamente quel che definisce questa antropologia con la formula “cultura dello scarto”. Divorzio non è forse trasformare l’altro te stesso in uno scarto? L’aborto, la scelta degli embrioni giusti per costruire gravidanze da laboratorio, e gli zigoti (bambini non nati) da vivisezionare, e l’eutanasia per vecchi e bambini? Scarto-scarto-scartissimo.

Però c’erano i detenuti. La logica vorrebbe: scartarli, selezionarli. Pannella a questo ha detto no. E infine la domanda possente e discreta: possibile che la vita sia una giostra senza senso, salvo un’evoluzione anonima della “vita” dove l’individuo, a cui Pannella voleva sacrificare tutto, non conta niente, è uno zero? Tutta questa bellezza, le dichiarazioni d’amore, e poi il nulla?

Alla fine l’unico gesto memorabile dei suoi ultimi giorni è stato baciare il Crocifisso. Il Crocifisso di Oscar Romero, un martire. Credo non abbiano detto a Pannella che oltre a morire per i poveri e Gesù Cristo, e penso anche per i suoi assassini, sia stato contro l’aborto, in modo totale e feroce. Ma so che questo avrebbe impedito il bacio di Marco. Ho scritto sul Giornale: alla fine Cristo è l’unico con cui anche oggi si devono fare i conti. Accettare il suo abbraccio adesso, oppure rifiutarlo. Lui l’ha baciato.

Bonconte di Montefeltro e il killer Pranzini
Ho ricevuto molte lettere. Molti mi hanno rimproverato: ma come, un abortista, un demolitore di famiglie… Una bella lettera mi ha colpito in particolare. La taglierò un poco.

Carissimo Renato: «Ci sarà più gioia in cielo per un solo peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione» (Lc 15,7). Parola di Gesù della quale non c’è che da credere e rallegrarsi. Pannella convertito? Pannella all’inferno? Non mi permetto di sostituirmi a Dio e al suo sommamente giusto e misericordioso giudizio, per carità. Ma a me sembra che se costui avesse avuto moti di resipiscenza e pentimento, avrebbe, nei giorni precedenti la morte, quando era lucido e padrone di sé, circondato da amici, politici, curiosi, provveduto alla pubblica abiura – lui, pubblico peccatore – di tutti i crimini commessi: aborto, eutanasia, anticlericalismo, ateismo, droga, omosessualità. Ora che le cronache ci parlano di un suo bacio al Crocifisso, si dimentica la sua vita improntata a ogni genere di peccato, evapora nell’oblio mediatico il suo ruolo di corruttore pubblico. Tu mi porterai l’esempio del Bonconte di Montefeltro che, secondo Dante, si pentì all’ultimo istante lucrando la salvezza in zona Cesarini. È vero, ma Bonconte era solo, ferito a morte nella battaglia di Campaldino, senza possibilità di palesare ad alcuno il suo pentimento se non a Dio. Pannella, al contrario, ha avuto la possibilità di “convertire” altri peccatori come lui se avesse fatto “mea culpa” davanti al mondo intero. (Firmato: Luciano Pranzetti)

Pranzetti dice un sacco di cose vere. Ma ecco che Pranzetti mi evoca qualcosa. Pranzetti. Ma sì, Pranzini. Enrico Pranzini. L’assassino spietato di tre donne, e Teresina quattordicenne. Santa Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo. Disobbedendo al padre, Teresa seguì il processo. Era il “grande criminale”. Ma lei lo definì il “primo figlio”. Scrive: «Io dissi al Buon Dio che ero certissima che Egli avrebbe perdonato il povero infelice Pranzini, che io lo avrei creduto anche se non si fosse confessato e non avesse dato alcuna prova di pentimento, tanto avevo fiducia nella misericordia infinita di Gesù, ma che gli domandavo “un segno” di pentimento per la mia semplice consolazione…».

Ed ecco che su La Croix legge tra le lacrime: «Pranzini non si era confessato, era salito al patibolo e si apprestava a mettere la testa nel lugubre buco, quando di colpo, afferrato da un’improvvisa ispirazione, si gira, afferra un Crocifisso che gli mostrava il prete, e bacia tre volte le sue sacre piaghe!». Mi piacerebbe morire così. Sotto gli occhi di una Teresa. E Pannella…

Foto Ansa


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