Il poeta può essere maledetto. Il prof di Saluzzo solo “malaticcio”

Il diavolo riesce a insinuare il dubbio per cui un uomo non possa fare due cose diverse nella vita, avere due vite che non sono due ma una sola

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Mio caro Malacoda, la pochade saluzzese è quanto di meglio sei riuscito a combinare quest’anno: una storia perfetta di sesso, di morte e di satanismo nella pacifica provincia italiana. Una di quelle storie fatte apposta per ravvivare le pagine estive dei quotidiani, la storia che il cronista sogna. La storia che ogni moralista vorrebbe avere a portata di mano. Ma soprattutto è una storia di morale scoperchiata. Si dice che noi diavoli sappiamo fare bene le pentole e dimentichiamo i coperchi. Qui è saltato ogni coperchio. E il neopuritanesimo igienista e banale – inevitabile conseguenza dell’altrettanto banale libertinismo diffuso a piene mani da quegli stessi cronisti che oggi eccitano lo scandalo – ha dato pieno sfogo di sé.

La storia è questa. In un presunto tranquillo liceo socio-pedagogico di Saluzzo, cittadina piemontese in provincia di Cuneo ma che presume per sé ancora il rango di capitale, un brillante professore, molto amato dai suoi allievi, ama, riamato, due sue studentesse di diciassette anni. Ama? Amato? E chi sa più definirlo l’amore? Fa sesso. Ecco la cruda espressione con cui si agita il perbenismo residuo in chi quella stessa frase sente decine di volte in ogni film, telefilm e serial televisivo fruibile a ogni ora tra le pacifiche pareti domestiche delle linde case della tranquilla Saluzzo: “Ho fatto sesso con…”. E che quasi sempre a pronunciarla siano giovani frequentatrici di college della stessa età delle due vittime del professore saluzzese non disturba la quiete esterna e interiore di nessuno.

La storia è anche questo. Il professore in questione è “malato di sesso” (ha anche due amanti adulte, cioè over diciotto) ma pare essere bruttino e quindi a lui non sono concesse le attenuanti riconosciute a Roman Polanski, violentatore di una tredicenne, o a Michael Douglas, ricoverato in una clinica disintossicante con la stessa diagnosi (malato di sesso, non violentatore). La storia ha infine questa morale. «V. G. è il professore che chiunque vorrebbe avere. Quando spiegava Dante o Foscolo lui era lì all’inferno nel girone dei traditori con il conte Ugolino, a piangere per la miseria e la disperazione di un essere umano lasciato solo a compiere miserabili atti, ed era anche a Firenze, nella chiesa di Santa Croce, ad ammirare le tombe dei grandi…». Così scrive un suo alunno. Così lo descrivono i colleghi. Così ne parlano, increduli, i genitori. Bravo, appassionato, coinvolgente. Seguiva i ragazzi anche fuori scuola.

E qui, magistralmente, sei riuscito a insinuare il dubbio diabolico, quello per cui un uomo non possa fare due cose diverse nella vita, possa avere cioè una doppia vita ma in realtà le vite non sono due ma una sola. Il “poeta maledetto” può essere due cose contemporaneamente: poeta e maledetto. Il professore di Saluzzo no, tutto in lui era finalizzato al sesso, anche la sua bravura.

Ed eccola, sancita dal bravo sindaco progressista di Saluzzo, la gran banalità morale, detta con le migliori intenzioni (come offuscano il giudizio le buone intenzioni): «Un professore non si giudica da come declama Dante ma dal rispetto che porta ai suoi allievi». È con questa igiene preventiva e anodina che continueremo a rovinare la scuola italiana.

Tuo affezionatissimo zio Berlicche

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