Ruini: per i cattolici il disimpegno «non va affatto bene. Il legame con Cristo diventi giudizio concreto»

Papa Francesco, l’umanesimo cristiano, la crisi antropologica. E don Giussani. Intervista del cardinale Camillo Ruini al settimanale Tempi

Il cardinale Camillo Ruini ringrazia lo Spirito Santo per l’elezione di Papa Francesco che ha «spazzato via molte nubi che oscuravano il volto della Chiesa di fronte ai non credenti e anche ai credenti», e nello stesso tempo ammonisce chi fraintende il magistero di Bergoglio leggendovi erroneamente l’intento di un disimpegno di fronte alle sfide del mondo: in Italia e in Europa non si sono affatto esauriti «il bisogno e l’urgenza di una fattiva collaborazione tra tutti coloro, credenti o non credenti, che non sono disposti a rinunciare all’umanesimo».

CHIESA DI POPOLO. In una intervista concessa al settimanale Tempi e pubblicata nel numero in edicola da domani, 26 settembre, il porporato emiliano, alla guida per sedici anni della Conferenza episcopale italiana (1991-2007), attualmente presidente del comitato scientifico della Fondazione Joseph Ratzinger, dice a proposito della “sorpresa” Papa Francesco: «Vedo e sento il vento dello Spirito Santo, che ha spazzato via molte nubi che oscuravano il volto della Chiesa di fronte ai non credenti e anche ai credenti. Vedo una straordinaria capacità di dire il Vangelo con le parole e le immagini della gente comune. Vedo quindi le premesse per dare nuovo vigore, anche nella nostra vecchia Europa, a una Chiesa di popolo».

FEDE E GIUDIZI CONCRETI. Nel colloquio con Luigi Amicone, tuttavia, il cardinale risponde indirettamente anche a chi attribuisce al Santo Padre una presunta volontà di “disimpegnare” la Chiesa dalla sua battaglia antropologica, culturale, civile e sociale. Per il cattolico – rimprovera Ruini – ritirarsi dal mondo «non va affatto bene. Dobbiamo ritrovare, o anche trovare per la prima volta, la capacità di tradurre la nostra fede in giudizi concreti sulle realtà che stiamo vivendo e, sulla base di questi giudizi, fare un comune lavoro di discernimento, che ci mostrerà come una convergenza effettiva e operativa sulle grandi tematiche sociali e antropologiche sia oggi estremamente necessaria».

CRISTO INCIDE. Di più: secondo Ruini si tratta di una necessità che oggi è perfino «più chiara che dieci anni fa». Non solo perché la civiltà ha più che mai bisogno di «un progetto culturale basato su un’antropologia non riduttiva, che non riduca cioè l’uomo a un pezzo della natura ma riconosca invece la sua diversità e superiorità». Ma anche per i credenti stessi, spiega Ruini, «il legame tra Cristo e l’uomo conserva tutta la sua forza e richiede di essere non solo affermato a parole ma tradotto in pratica, a tutti i livelli».

Alle colonne di Tempi, infine, il cardinale consegna anche un ricordo di don Luigi Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione, del quale è stato anche amico, oltre che estimatore: «La Vita di Don Giussani scritta da Savorana – dice Ruini – mostra quanto questo cristiano e questo prete abbia sentito nella sua carne i problemi dell’uomo del nostro tempo e abbia trovato in Gesù Cristo la chiave per rispondervi».