Rohani moderato? Record di impiccagioni pubbliche in Iran

Nel 2013 in Iran sono state giustiziate 687 persone, un aumento del 16 per cento rispetto al 2012, «il numero più alto mai registrato in più di 15 anni», secondo Iran Human Rights

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iran-impiccagione-condanna-morteNel 2013 in Iran sono state giustiziate 687 persone, un aumento del 16 per cento rispetto al 2012, «il numero più alto mai registrato in più di 15 anni». Lo rivela l’ultimo rapporto di Iran Human Rights, presentato ieri a Londra dal portavoce Mahmood Amiry-Moghaddam.

ROHANI RIFORMISTA? «Il fatto che 548 esecuzioni, ovvero il 68 per cento di quelle dell’anno scorso, siano avvenute dopo che Rohani è diventato presidente sorprenderà molti», afferma il portavoce alludendo all’immagine di “riformista” con cui il nuovo presidente della Repubblica islamica è stato descritto dai quotidiani occidentali.

DROGA E OMICIDI. Se il rapporto tra l’Iran e la comunità internazionale «migliora» rispetto alle trattative sul nucleare, peggiora quello della dittatura islamica nei confronti delle esecuzioni pubbliche. Il principale criminale per cui vengono comminate condanne capitali riguarda il traffico di droga ma c’è stato anche un aumento sensibile legato ai reati di omicidio.
I numeri ufficiali del governo parlano di 388 condanne a morte ma secondo Iran Human Rights non tutti i casi vengono contati. Tra gli impiccati ci sono anche 30 donne e tre persone punite per crimini commessi da minorenni.

TEMPISTICA PRECISA. Gli attivisti hanno analizzato un trend preciso nelle esecuzioni pubbliche: aumentano sempre prima delle elezioni per intimidire eventuali dimostrazioni e si fermano a due settimane dal voto, quando l’attenzione internazionale si concentra sul paese.
Nei primi due mesi del 2014 i casi non accennano a diminuire: ufficialmente sono già state impiccate 73 persone ma gli attivisti ritengono che siano almeno 153.

CENSURA. Sotto il nuovo presidente non è migliorato neanche lo stato della censura: a novembre «è stato sospeso» il giornale considerato riformista Bahar per un articolo controverso sul successore di Maometto, l’imam Ali. Il giornale era tra quelli che avevano in parte sostenuto Rohani durante la campagna elettorale.

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