Il triste epilogo dell’ex Ilva e la crisi conclamata dell’auto tedesca sono il frutto di una crociata giudiziaria e politica che in nome della tutela dell’ambiente ha messo in discussione i simboli stessi della manifattura europea. Ora raccogliamo i cocci
Foto Ansa
La sentenza della Corte d’appello di Milano che ha disposto entro fine ottobre la chiusura della cosiddetta area a caldo dell’acciaieria di Taranto è verosimilmente l’atto conclusivo della storia dell’ex Ilva, almeno per come l’abbiamo conosciuta negli ultimi decenni. Esisterebbe la possibilità di un ricorso straordinario in Cassazione, i legali lo stanno ovviamente valutando, ma i tempi strettissimi imposti dai giudici per adottare le prescrizioni che garantirebbero la continuità produttiva stavolta non lasciano intravedere margini di manovra. Novanta giorni sono troppo pochi per rimuovere l’amianto degli altoforni e per adeguare l’impianto nel suo complesso: si stima che, realisticamente, ci vorrebbero tre anni per ultimare i lavori.
Il destino dell’acciaieria sotto assedio
La pressoché inevitabile chiusura dell’area a caldo costringerebbe il governo a rimodulare il dossier ex Ilva, ipotizzando una revisione dei termini della gara di vendita del polo siderurgico. Potrebbe finire sul...
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