Il Paese dei Normali
Il farmacista che riconosce la paura dalla voce
Alle otto e mezza la farmacia apre. I primi a entrare sono quasi sempre gli stessi. Chi misura la pressione, chi ritira una ricetta, chi compra un dentifricio perché gli serve davvero e non vuole sembrare uno che viene per altro.
Il farmacista lavora dietro quel banco da molti anni. Dice che i medicinali cambiano continuamente. Le persone molto meno. Ha imparato che la paura non si vede dagli occhi. Si sente dalla voce.
C’è chi entra deciso, porge la ricetta e aspetta il suo turno. Poi c’è chi si avvicina piano e pronuncia il nome di un farmaco quasi sottovoce, come se bastasse abbassare il tono per rendere meno vera la malattia. Una donna gli chiede un antibiotico. Mentre parla continua a guardare il figlio seduto sulla sedia. Un uomo domanda un antidolorifico, ma la domanda che vorrebbe fare è un’altra: «Passerà davvero?».
Io non vendo medicine
Il farmacista risponde a tutti con la stessa calma. Non perché abbia sempre la risposta, ma perché ha capito che la paura non sopporta la fretta. Ogni tanto qualcuno torna solo per dirgli che gli esami sono andati bene. Non compra niente. Entra, sorride e se ne va. Lui pensa che quella sia la vendita più bella della giornata.
Una sera una bambina lo guarda mentre chiude la serranda e gli chiede se non si stanchi mai di vendere medicine.
«Io non vendo medicine. Quelle sono sugli scaffali. Cerco di restituire alle persone un pezzetto di tranquillità».
La bambina sembra non capire. Lui abbassa la serranda e resta qualche secondo sulla porta. Pensa che le medicine curano il corpo. La fiducia, qualche volta, comincia ancora prima. Inizia dal modo in cui qualcuno pronuncia il tuo nome quando hai paura.
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