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Squalo chi legge

Il tagliapietre «sa che nella vita quello che importa è la vita»

Di Ubaldo Casotto
02 Agosto 2026
Brani scelti dai monologhi scritti da Cormac McCarthy per il suo dramma teatrale mai messo in scena. Lezioni di «comune esperienza» dal sapore di sapienza biblica. E pensare che alla critica il libro non è piaciuto
Władysław Łuszczkiewicz, “Tagliapietre” (particolare), 1879, Varsavia, Museo nazionale
Władysław Łuszczkiewicz, Tagliapietre (particolare), 1879, Varsavia, Museo nazionale

È un dramma in cinque atti Il tagliapietre di Cormac McCarthy, destinato al teatro ma mai messo in scena. Scritto negli anni Ottanta, pubblicato nel 1994 e tradotto in Italia solo nel 2025. Pensato per il teatro, si legge come un romanzo. Siamo a Lousville, Kentucky, Midwest americano. Febbraio 1971. Ben Telfair, un nero poco più che trentenne, fa il tagliapietre. Mestiere che ha imparato dal nonno e che esercita insieme al nonno, ormai centenario. «Non fosse per lui avrei fatto l’insegnante. Ci è mancato poco. Ci è mancato poco». Ben studiava psicologia, poi inizia a lavorare con il nonno e si rende conto «di come mio nonno sapesse cose che altri non sapevano e ho cominciato a sbarazzarmi della spazzatura che mi si era accumulata in testa». In scena Ben si sdoppia, è attore e narratore. Fa la parte che nelle tragedie greche spetta al coro. Della trama nulla dirò, basti sapere che è un dramma vero. I monologhi di Ben, invece, e le “lezioni” del nonno, meritano qualche anticipazione. Ha...

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