Brani scelti dai monologhi scritti da Cormac McCarthy per il suo dramma teatrale mai messo in scena. Lezioni di «comune esperienza» dal sapore di sapienza biblica. E pensare che alla critica il libro non è piaciuto
Władysław Łuszczkiewicz, Tagliapietre (particolare), 1879, Varsavia, Museo nazionale
È un dramma in cinque atti Il tagliapietre di Cormac McCarthy, destinato al teatro ma mai messo in scena. Scritto negli anni Ottanta, pubblicato nel 1994 e tradotto in Italia solo nel 2025. Pensato per il teatro, si legge come un romanzo.
Siamo a Lousville, Kentucky, Midwest americano. Febbraio 1971. Ben Telfair, un nero poco più che trentenne, fa il tagliapietre. Mestiere che ha imparato dal nonno e che esercita insieme al nonno, ormai centenario. «Non fosse per lui avrei fatto l’insegnante. Ci è mancato poco. Ci è mancato poco». Ben studiava psicologia, poi inizia a lavorare con il nonno e si rende conto «di come mio nonno sapesse cose che altri non sapevano e ho cominciato a sbarazzarmi della spazzatura che mi si era accumulata in testa».
In scena Ben si sdoppia, è attore e narratore. Fa la parte che nelle tragedie greche spetta al coro. Della trama nulla dirò, basti sapere che è un dramma vero. I monologhi di Ben, invece, e le “lezioni” del nonno, meritano qualche anticipazione. Ha...
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