Riforma del lavoro: critica l’Unione Artigiani

Il presidente Walter Mariani: «Così si penalizza l’accesso al lavoro. Il nuovo contributo annunciato dal governo carica l’impresa per una cifra stimabile a 400/500 euro annui per ogni dipendente. E inevitabilmente frena le assunzioni»

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«Altro che crescita. Abbiamo la sensazione che il clamore sollevato dalle modifiche ai dispositivi di uscita abbia relegato in secondo piano la pesante penalizzazione prevista per alcuni meccanismi di entrata al lavoro». All’Unione Artigiani c’è forte contrarietà per il provvedimento del governo Monti, inserito nella riforma del mercato del lavoro, che impone alle imprese artigiane un nuovo pesante contributo pari all’1,4 per cento sui contratti a tempo determinato (destinato a finanziare i nuovi ammortizzatori sociali).  

Lo spiega il presidente Walter Mariani: «La formula del tempo determinato costituisce una risorsa vitale per le aziende artigiane. I nostri imprenditori ne hanno fatto uso crescente, con l’avanzare della gravissima crisi esplosa alla fine del 2009 e protrattasi per tutto il 2010 e il 2011. Il contratto a tempo determinato è stato ed è tutt’ora un’ancora di salvezza per le imprese». Il motivo? «Di fatto permette di operare con comprensibile prudenza in presenza della congiuntura negativa ma nel contempo continuare ad assumere». E adesso, cosa cambierà? «In base ai dati in nostro possesso, quasi il 70 per cento di questi contratti verrà trasformato in rapporto a tempo indeterminato. Vorrei precisare che non c’è nessuna tendenza a mantenere la precarietà: l’artigianato da sempre avvia rapporti particolarmente intensi, spesso personali con i propri dipendenti».

Sempre secondo i calcoli dell’Unione Artigiani, il nuovo contributo annunciato dal governo carica l’impresa per una cifra stimabile a 400/500 euro annui per ogni dipendente. E inevitabilmente frena le assunzioni: «Tanto più considerando anche che sulle imprese artigiane è in arrivo l’aumento della contribuzione previdenziale, e la stangata della nuova imposta sugli immobili aziendali. Come non bastasse, a breve si profila l’annunciato ritocco dell’Iva. Non è certo così che si favorisce la crescita e soprattutto il rilancio del settore artigiano che dispone delle maggiori potenzialità per avviare la ripresa economica».

E l’apprendistato, che il governo vuole rendere il principale percorso di accesso al lavoro? «Attualmente è una risorsa del nostro comparto che vive una contrazione evidente, dovuta alla mancanza di una normativa incentivante. Chiediamo che sia dia corso e sostegno alla riforma dell’apprendistato elaborata dall’allora ministro Sacconi, che entrerà in vigore a tempi brevissimi, con la quale si privilegia quella “formazione in azienda”, presupposto fondamentale per il mondo artigiano. Bisogna che l’apprendistato sia davvero un meccanismo semplice ed efficace anche per rimettere in moto quel ricambio generazionale che auspichiamo da tempo e senza il quale il paese intero perde gran parte della spinta verso la ripresa e la crescita». 

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