La stretta cinese contro Usa e Giappone sui minerali rari assume tratti da spy story tra arresti, isole del tesoro e piani di conquista della Groenlandia. Anche l’Europa è costretta a guardarsi intorno: dal Brasile alla Norvegia, fino alla Ciociaria
Foto Ansa
Il primo arresto è scattato lo scorso 18 maggio a Dalian, città portuale del Nordest della Cina, terzo scalo merci del paese e terminal principale per il commercio di prodotti petroliferi: un cittadino giapponese è finito in manette con l’accusa di trafficare illegalmente terre rare. Una settimana più tardi, un suo connazionale è stato a sua volta messo in stato di fermo con la medesima accusa e quando – pochi giorni fa – le autorità cinesi hanno reso noto l’accaduto, il governo di Tokyo non ha potuto fare altro che confermare.
Il blocco di Pechino
Che le terre rare – minerali indispensabili per produrre beni ormai essenziali come batterie elettriche, magneti, schermi a Led e smartphone – finiscano al centro di intrighi internazionali degni di una spy story è la dimostrazione concreta di quanto siano considerate preziose. Lo erano prima, quando si potevano commerciare liberamente, lo sono a maggior ragione da qualche mese a questa parte, da quando cioè Pechino ha stretto le maglie dell...
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