L’embrione impiantato per sbaglio e poi aspirato per impedire che “attecchisse”. La proposta di legalizzare l’espianto di organi dai corpi (ancora vivi) dei candidati all’eutanasia
Lo scorso 23 luglio nel Centro di procreazione medicalmente assistita del San Raffaele di Milano è stato trasferito nel corpo di una donna un embrione geneticamente appartenente a un’altra coppia, per un errore di lettura nella lista delle pazienti del giorno. La nota dell’ospedale esprime questo contenuto con una scelta lessicale mirata: si tratta di un «evento avverso grave di tipo mix up». La chiave di volta per una mossa di scarto di fronte alla realtà è esprimersi con un gergo che riduce tutto a una procedura, possibilmente con qualche spolverata di anglismi. “Scambio” è chiaro da capire, allora meglio “mix up”. Sembra più tecnico, è meno impattante.
Per arginare l’errore si è proceduto a un’aspirazione endometriale, effettuata con l’obiettivo di ridurre per quanto possibile la probabilità che l’embrione attecchisse. “Attecchire”, forse è meglio evitare anche l’uso di questo verbo. Troppo esplicito nel dire che la vita si attacca.
Tutto qui, dunque. Se si è trattato solo di un err...
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