Caro Renzi, se davvero vuoi riportare lavoro in Italia, ecco cosa chiedono le aziende

Meno burocrazia sui contratti, minore costo del lavoro, più apprendistato e buone relazioni coi sindacati locali. Ecco perché per i player internazionali BTicino, Angelini, Accor e Altran l’articolo 18 è l’ultimo dei pensieri

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Non è l’articolo 18 a preoccupare i grandi gruppi che operano in Italia. Quanto, piuttosto, i «molti proclami e le dichiarazioni d’intenti» cui finora non sono seguiti i fatti. Se è pur vero, infatti, che «l’articolo 18 va superato», come ha dichiarato a tempi.it Alberto Balocco, non per tutti esso rappresenta un ostacolo alle assunzioni, né tantomeno l’attesa per un suo eventuale superamento potrebbe indurre a rimandare eventuali inserimenti in programma. Tra i grandi player internazionali, quelli che hanno continuato ad assumere nonostante la crisi, c’è chi punta di più l’attenzione su altri aspetti, quali, per esempio: meno oneri burocratici sui contratti, specie l’apprendistato, più autonomia nella gestione delle relazioni sindacali e possibilmente un minor costo del lavoro.

TROPPA BUROCRAZIA. Come spiega a tempi.it Lucio Tubaro, direttore risorse umane di BTicino, storica azienda di Varese, leader nel settore domotica e degli impianti elettrici ad uso civile e industriale, «in questo momento storico di continua e progressiva contrazione economica, la nostra attesa dalla riforma del lavoro si concentra maggiormente sugli ammortizzatori sociali e sulla comprensione della svolta che il governo vorrà dare alle politiche attive e passive del lavoro. Auspichiamo anche che il contratto di apprendistato venga ulteriormente rivisitato per semplificarne le procedure e i vincoli formativi, lasciando maggiore spazio alla trattativa locale ed alla relazione tra aziende ed enti del territorio, al fine di giungere a un modello di alternanza scuola-lavoro efficace e rispondente alle attese delle aziende in termini di bisogni reali e concreti di formazione professionale».

PIÙ EFFICIENZA E MENO TASSE. «Per quanto riguarda il comparto farmaceutico», invece, fa sapere a tempi.it il gruppo Angelini, che ha venti sedi sparse in tutto il mondo e dà lavoro a circa 4 mila persone, l’azienda «non ha registrato rallentamenti nelle assunzioni e continua a selezionare e formare persone utilizzando le forme contrattuali vigenti; auspichiamo comunque una riforma del mercato del lavoro che favorisca maggior efficienza ed efficacia, così come accade negli altri paesi europei». Che, poi, è proprio quello che ha fatto la Spagna per provare a risollevarsi e colmare il gap con i mercati del lavoro più avanzati.
Una preoccupazione condivisa anche da Renzo Iorio, amministratore delegato di Accor Italia; il nostro paese, infatti, rappresenta ancora un mercato importante per il colosso del turismo francese che ha sede a Evry, ma presenta anche qualche difficoltà. «Accor sta seguendo, nei 70 alberghi della rete in Italia, il proprio piano di assunzioni e turn-over legato allo sviluppo dell’attività, senza influenze particolari legate alla discussione sul Jobs act», confida Iorio a tempi.it, ma aggiunge: «Per contro è evidente che una riforma del mercato del lavoro – sia sotto il profilo puramente normativo che sotto quello del costo per le aziende – sia necessaria, in particolare nel settore del turismo dove dominano purtroppo amplissime fasce di lavoro nero troppo debolmente contrastate».

BASTA PROCLAMI. Anche Altran, leader internazionale nella consulenza in innovazione e ingegneria high tech, che in Italia occupa oltre 2.100 dipendenti in 13 sedi disseminate lungo lo stivale, «non registra un rallentamento delle assunzioni. Stiamo procedendo secondo il piano di assunzioni a livello locale che ci eravamo posti a inizio anno». Un piano che, a livello globale, prevedeva il reclutamento di 4 mila nuove figure. E la riforma del lavoro in Italia cambierà qualcosa? «Al momento non abbiamo gli elementi per valutare cosa cambierà – spiega il gruppo a tempi.it –. Ci sono molti proclami e dichiarazioni di intenti, ma finché la riforma non andrà effettivamente in porto con i relativi decreti attuativi, non si può delineare alcuno scenario di cambiamento nelle nostre procedure contrattuali». Misure concrete e riforme che sono quanto mai urgenti da attuare se non vogliamo che altre aziende estere girino alla larga dall’Italia, come ha già fatto di recente il colosso biomedico Alps South a motivo della giustizia troppo lenta.

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