Renzi perde e cosa ci lascia? Mille giorni di governo per finire in un vicolo cieco

Arrivato per dare una “scossa” all’esecutivo Letta, aveva promesso che avrebbe ascoltato il paese e le sue esigenze, alla fine, invece, ha ascoltato solo Giorgio Napolitano.

Matteo Renzi ha annunciato le dimissioni e lo ha fatto con un discorso che ci è piaciuto. Quel che a quasi tutti non piace di Renzi è ciò che garba a noi: ci mette la faccia, è un combattente, gioca le sue partite fino in fondo. Almeno questo gli va riconosciuto. Ma, per il resto, ha sbagliato tutto.

Innanzitutto proponendo una riforma della Costituzione pasticciata, come abbiamo scritto diverse volte su Tempi. Che la nostra Carta vada cambiata lo pensiamo ancora, ma le modifiche proposte da Renzi proprio non potevamo votarle: andavano nella direzione opposta a quella che noi pensiamo sia la ricetta da adottare (lui vuole più Stato, noi più società). La nostra è sempre stata un’obiezione sul merito, non su di lui. Lui ha fatto l’errore tragico di farlo diventare un referendum sulla sua persona, cercando quella legittimazione popolare che mai ha avuto. L’ha pagato caro questo errore, ma ora lo fa pagare caro a tutto il paese.

In mille giorni di governo, Renzi ha fatto ben poco. Arrivato per dare una “scossa” all’esecutivo Letta, cosa ha combinato? A parte le varie mance elettorali che ha distribuito, che ha fatto? Due delle tre partite fondamentali che ha giocato (legge elettorale, Costituzione, Jobs Act) le ha perse e probabilmente l’unica riforma per cui verrà ricordato è quella delle unioni civili. Bel risultato, non c’è che dire.
Qui è il punto. Come ha detto questa mattina a Radio 24 Oscar Giannino, «su mille giorni di governo, Renzi ne ha spesi 500 per la riforma della Carta». Ma in un paese che non cresce economicamente, che ha una disoccupazione (soprattutto giovanile) drammatica, con una giustizia che non funziona e una burocrazia stritolante, era proprio questa la priorità? Aveva promesso che avrebbe ascoltato il paese e le sue esigenze, alla fine, invece, ha ascoltato solo Giorgio Napolitano.

Ci ha messo in un vicolo cieco proponendo una legge elettorale con cui proprio non si può andare a votare. Un bel guaio che ci spinge verso l’ennesimo governo tecnico o del presidente, e staremo a vedere cosa succederà. Di certo ora il centrodestra si deve dare una svegliata, riorganizzarsi, avanzare proposte concrete per risolvere la crisi economica che non siano una cosmesi delle veline europee, avere il coraggio di proporre una leadership liberale e in sintonia con la tradizione cattolica e riformista del paese. L’alternativa è Grillo, e abbiamo detto tutto.

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