Anche De Magistris salta sul carro di Renzi (che così rischia di fare la fine di Veltroni)

Anche i sindaci arancioni lavorano per il primo cittadino fiorentino. «Ma che senso ha per una forza riformista legarsi ai massimalisti?». Intervista al direttore del Corriere del Mezzogiorno Demarco

Il direttore de il Corriere del Mezzogiorno, Marco Demarco, sul suo blog “Vedi Napoli” ha coniato un nome mostruoso: “De Renzistris”. «Si può al giubotto di pelle di Matteo aggiungere anche la bandana arancione di de Magistris?» si chiede il direttore, in un editoriale in cui dà notizia dei contatti tra esponenti dell’ex Idv o sindaci “arancioni”, quali il sindaco di Napoli, quello di Palermo Leoluca Orlando, quello di Bari Michele Emiliano, e l’area renziana che i tre sindaci vorrebbero sostenere. Si tratta solo degli ultimi nomi, dopo quello del primo cittadino di Catania Enzo Bianco, che con l’area Liberal Pd, è già ufficialmente passato a sostenere Renzi, e quello di Milano, Giuliano Pisapia, da tempo sostenitore del collega di Firenze. Notizia di ieri, poi, l’endorsement dell’area popolare, per voce di Dario Franceschini, all’enfant prodige progressista.

Demarco, su quali elementi è arrivato a parlare dei contatti tra i tre sindaci del meridione, in particolare De Magistris, e Renzi?
Leoluca Orlando in un’intervista ha fatto un’apertura pubblica a Renzi; e una cosa analoga l’ha fatta anche Michele Emiliano. Con i miei giornalisti abbiamo sondato i renziani napoletani, che ci hanno confermato anche le grandi aperture di De Magistris a Renzi: qualcosa si sta mettendo in moto, anche perché De Magistris è politicamente molto solo, dopo il fallimento di Rivoluzione civile con Antonio Ingroia, e dopo che l’esperimento arancione è andato a male.

Tanto Orlando quanto De Magistris, però, non sono iscritti al Pd. Con quali forze potrebbero sostenere il sindaco di Firenze nella corsa alla segreteria?
Dipende dalle regole che verranno messe in campo per le primarie, in ogni caso è sicuro che a Renzi conviene avere quanto più consenso possibile, se non nella battaglia interna al Pd in quella successiva. La riflessione da fare è a mio avviso, però, un’altra.

Quale?
Trattandosi di un partito a vocazione maggioritaria come il Pd, è singolare che un riformista come Renzi vada a chiedere i voti proprio ai massimalisti. Si può essere liberali e riformisti, si può parlare all’area più democratica della destra, ma non si può essere massimalisti e riformisti. E io non conosco qualcuno più spregiudicatamente massimalista di De Magistris, anche se poi è capace di rimangiarsi tutto quello che dice. Allora mi chiedo: quale credibilità può avere una proposta politica che nasce come riformista e finisce per aprire ai massimalisti?

Secondo lei?
Posso solo dire che, in questo momento, a Napoli si parla molto dell’ipotesi di uno scambio: alle prossime elezioni amministrative, De Magistris cederebbe la poltrona di primo cittadino ad un renziano e in cambio se ne andrebbe al parlamento europeo. D’altra parte, una sua riconferma è da escludere, vista la débacle che vive oggi a Napoli: il nostro sindaco o salta sul treno in marcia o finisce in un vicolo cieco. E sicuramente, da una parte, Renzi farebbe un favore a Napoli se ce lo togliesse. Ma Renzi che prezzo pagherebbe in cambio di tutto questo? Per me pagherebbe il prezzo che ha pagato Walter Veltroni, che aveva esordito con l’idea di un Pd riformista a vocazione autonoma e che poi finì per allearsi con il campione del massimalismo Antonio Di Pietro. Quando Veltroni poi affrontò Silvio Berlusconi alle elezioni, perse. A mio avviso perse proprio per quell’alleanza. Senza Di Pietro, infatti, forse avrebbe perso ugualmente, ma avrebbe sicuramente lasciato un partito con reale vocazione riformista. Quella storia rischia di continuare a ripetersi.