Renzi da Santoro “rottama” il suo garantismo: «Cancellieri doveva dimettersi»

Ieri il candidato alle primarie del Pd contro il ministro della Giustizia: «Avrebbe fatto un servizio al paese dimettendosi. La telefonata è una lezione alla politica, che non sia più succube agli interessi degli amici»

«Io sono un garantista vero. Di quelli che, finché uno non viene condannato nel terzo grado di giudizio, non si sognerebbero mai di dargli del colpevole»: a dirlo, appena lo scorso agosto, è stato il candidato alle primarie del Pd Matteo Renzi. Lo stesso sindaco di Firenze che ieri sera, ospite a Servizio Pubblico di Michele Santoro, si è scagliato contro Anna Maria Cancellieri per molto meno che una condanna, anziché spendere qualche parola sulle cifre da capogiro della carcerazione preventiva: «Se fossi stato il segretario del Pd, avrei chiesto le dimissioni del ministro Cancellieri. Non indigna la telefonata in cui si preoccupa di Giulia Ligresti, perché se riceve una segnalazione di un problema reale, il problema non si pone. Mi scandalizza che il ministro della Giustizia dica alla compagna dell’arrestato che l’arresto non è giusto, non va bene». È bastata una telefonata, insomma, per far dire all’ex garantista Renzi «Cancellieri avrebbe fatto un servizio al Paese dimettendosi».

«PD MAI PIU’ SUCCUBE». Il candidato Pd in particolare ha considerato una lezione emblematica lo scandalo Ligresti: «La vicenda del ministro Cancellieri è emblematica. Se il ministro, che probabilmente è una persona per bene, avesse capito che era il momento di dare un segnale e fare un passo indietro sarebbe stato meglio, ma ora il Pd deve fare una solenne promessa: di fronte alle regole del mondo dell’economia, la politica non deve più essere succube agli interessi delle famiglie e degli amici degli amici ma prova a fare un percorso in cui legge è uguale per tutti».
Tuttavia Renzi non pensa di tirare un brutto scherzetto col voto di fiducia, e ha spiegato che «andare a elezioni anticipate non sarebbe una catastrofe, ma non credo che avverrà, non credo sia il caso»: sulla mozione di sfiducia al ministro presentata dal Movimento cinque stelle, Renzi ha aggiunto che «nel gruppo Pd si decide insieme, un gioco democratico che oggi fa soltanto il Pd per gestire opinioni diverse. Chi la pensa come me lo dirà. Se il Pd votasse per la mozione di sfiducia ma non si ponesse il problema di eliminare l’intreccio tra politica ed economia restando subalterno, sarebbe morto».

EMERGENZA CARCERI. Ieri sera Renzi ha affrontato anche il tema dell’emergenza carceri: «Affrontarla partendo solo dall’amnistia e dall’indulto è inaccettabile perché la politica carceraria non si fa liberando con uno spot demagogico per un anno le persone ma riformando la Bossi-Fini o la Fini-Giovanardi».

“EMERGENZA” ELETTORALE. L’altro tema spinoso che il sindaco di Firenze vorrebbe affrontato quanto prima dal Parlamento è naturalmente la riforma della legge elettorale. Così ieri a Santoro ha sottolineato che «Il governo doveva fare la riforma della legge elettorale, sono tre anni, anche quando c’era Monti, che dicono che è urgentissima. Ora i gruppi in Parlamento hanno l’occasione di fare una legge elettorale dove chi arriva primo vince e al massimo per decidere chi vince si fa il ballottaggio, senza fare inciuci». Una sorta di aut aut al suo stesso partito: «Il 2014 è l’anno in cui capiamo se in Parlamento c’è il bluff: si è parlato per anni di riforme, il Pd ha una maggioranza schiacciante alla Camera e relativa al Senato: se ha gli attributi, incalzi la maggioranza parlamentare per vedere se le cose si fanno o no».

TESSERAMENTO NEL PD. Si è poi toccato il tema del tesseramento nel Pd, che ha scatenato il caos nel partito, con accuse reciproche da nord a sud tra renziani e “cuperliani”, di brogli e taroccamenti. Per il sindaco «Il Pd non è un insieme di clan, correnti e bande. Il Pd ha portato a votare 370mila italiani, delle persone per bene che, lo sottolineo, sono trenta volte quelle che hanno partecipato alle finte parlamentarie dell’M5s. Il problema del tesseramento riguarda poche realtà». Aggiunge Renzi che «io avverto che c’è una nuova generazione che ha voglia di fare e di partecipare. Con questi giovani voglio costruire il partito. Non voglio deluderli».