Renzi con il suo cattolicesimo adulto apre la strada al modello Hollande

Il sindaco di Firenze ha scritto che i politici che si dicono cattolici spesso difendono precetti di «una visione etica molto rigida». Come la difesa della vita, il matrimonio e la libertà di educazione?

«I politici che si richiamano alla tradizione cattolica sono spesso propensi a porsi come custodi di una visione etica molto rigida». Così Matteo Renzi scrive su Repubblica per contestare l’elezione al Quirinale di Marini in quanto cattolico. E ancora, nella stessa lettera, egli afferma: «Personalmente dubito di chi riduce il cristianesimo a insieme di precetti, norme etiche alle quali cercare di obbedire e che il buon cristiano dovrebbe difendere dalle insidie della contemporaneità». L’esponente più “moderno” del Partito democratico sembra così chiarire (una volta tanto) il suo pensiero sulla laicità e sulla rilevanza della religione nella dimensione pubblica con una secca presa di distanza da coloro che, credenti e non credenti, riconoscono la necessità di porre alla base dell’azione politica una verità depositata dall’esperienza insistita nei secoli e dall’osservazione della realtà, anche se talora si rivela scomoda ai fini del consenso. E nel momento in cui la stessa crisi economica e sociale appare avere una spiegazione ultima nella crisi antropologica generata da una diffusa perdita di senso, costoro avvertono il primario impegno politico di difendere e promuovere quei princìpi che sono stati definiti “non negoziabili” in quanto riferiti alla sostanza stessa della persona umana.

Otto princìpi di civiltà
Chiedo così a Renzi che si candida a sindaco d’Italia di chiarire se costituiscano «una visione etica molto rigida» i seguenti princìpi:

1) la doverosa accoglienza di ogni nuova vita

2) l’assistenza medica alla procreazione collegata alla relazione affettiva e quindi nei limiti degli elementi naturali propri della coppia

3) il rifiuto di ogni forma di commercio dell’umano

4) l’unicità dell’istituto matrimoniale che non può essere “per tutti”

5) la prevalenza dei diritti dei minori sui desideri degli adulti

6) l’esclusività delle politiche sociali pubbliche (pensione di reversibilità, assegni e detrazioni) per la coppia naturale unita in matrimonio e per la cura dei figli

7) la tutela di ogni fragilità umana con particolare riguardo all’alimentazione e idratazione

8) la piena ed effettiva libertà di scelta tra scuola statale e paritaria.

Rispetto a questi princìpi «le insidie della contemporaneità» sono invero molte e si nascondono – si fa per dire – prevalentemente nel partito e nella coalizione di Matteo Renzi. Ora io non mi rivolgo tanto al “buon cristiano” quanto al “laico adulto” che, a prescindere dalla fede, con la ragione e l’esperienza, può avvertire compiutamente il dovere di difenderli con lo scopo di promuovere il rispetto della vita umana, fondamento di ogni etica pubblica, la vitalità demografica, premessa di quella economica e sociale, il valore della famiglia naturale, base per la coesione sociale, il pluralismo educativo, ancor più di fronte alla concorrenza delle fonti informali di apprendimento.

La sua lettera è parsa invero ispirarsi a quella definizione di “cattolico adulto” che Prodi utilizzò per invitare i credenti a considerare con favore il referendum contro la regolazione della procreazione medicalmente assistita. Sarebbe insomma “adulto” il cattolico che ha la “maturità” per allontanarsi dal magistero della Chiesa, soprattutto quando la coabitazione e la negoziazione con i laici “immaturi” lo impongono. Noi, al contrario, abbiamo fiducia nel fertile incontro tra credenti e non credenti che si costruisce sul terreno naturale, lontano da ogni pensiero ideologico “sintetico”. Così come sta accadendo in Francia, ove l’ideologia laicista vuole mettere in discussione la famiglia naturale e, con essa, il contesto logico dell’adozione e della stessa procreazione. Così come è accaduto in Italia nei giorni della Englaro, quando molti non credenti parteciparono alle iniziative di difesa della sua vita.

La posta in gioco è la sopravvivenza stessa delle nostre società, ove la grande crisi economica e sociale non è nata da ragioni tecniche e non può quindi essere superata con strumenti meramente tecnici.