Referendum paritarie. «A Bologna tornano a soffiare i venti dell’ideologia»

Le scuole paritarie, scrive il giurista Carlo Cardia su Avvenire, «oltre a venire incontro al diritto delle famiglie», comportano «vantaggio per le finanze statali»

«A Bologna tornano a soffiare i venti dell’ideologia», scrive il giurista Carlo Cardia sull’Avvenire di oggi. I promotori del referendum sulle scuole paritarie vanno «contro il pluralismo scolastico»: «Per ammissione dei proponenti – scrive Cardia – si vuole «riproporre una contrapposizione tra scuola privata e scuola pubblica che non ha più senso». Essi forse non sanno, spiega il giurista, che «i diritti di libertà delle famiglie, e il pluralismo scolastico, sono tra i primi “beni comuni” che la legge e la società devono tutelare e promuovere».

LAICISTI SMEMORATI. «In Francia», ricorda Cardia, «è proprio la laicité repubblicana che legittima e favorisce una vasta rete scolastica “privata”, che raccoglie il 16 per cento della popolazione giovanile, finanziata in buona parte dallo Stato». Questo perché «la libertà della scuola è uno dei capisaldi del liberalismo classico, al quale alcuni gruppi laicisti si richiamano solo quando torna utile». «John Stuart Mill critica l’ipotesi di “un’educazione di stato generalizzata” come “un sistema per generare uomini tutti eguali”, mentre dovrebbe essere “in competizione con molti altri, condotto come esempio e stimolo che contribuisca a mantenere un certo livello qualitativo generale”. Guglielmo Humboldt ritiene che “una nazione, in cui (domini) solo un sistema di educazione, mancherà di quel gioco di forze da cui nasce l’equilibrio”. «Su questi principi – prosegue – si fonda la legislazione moderna di molti Paesi occidentali, nei quali l’istruzione pubblica si intreccia con scuole private di diversa ispirazione, tutelate e sostenute a livello giuridico e sociale».

DIRITTO ALLA LIBERA EDUCAZIONE. «Il diritto dei genitori di educare i figli secondo le proprie convinzioni», prosegue il giurista, «è sancito, oltre che dalla nostra Costituzione, dalle Carte internazionali dei diritti umani, a cominciare dalla Dichiarazione Universale del 1948. Per la quale “i genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli” ».
«Il Patto Internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, del 1966, garantisce “la libertà dei genitori di scegliere per i figli scuole diverse da quelle istituite dalle autorità pubbliche, e di curare l’educazione religiosa e morale dei figli in conformità alle proprie convinzioni”. Si tratta di un aspetto centrale per la crescita della società e l’arricchimento delle metodologie dell’istruzione, per le risposte positive da dare all’emergenza educativa riconosciuta un po’da tutti».

VANTAGGIO ECONOMICO. Sono «i valori di libertà e di pluralismo, e il diritto dei genitori di educare la prole», spiega Cardia, «gli obiettivi posti nel mirino da proponenti e sostenitori dei quesiti referendari bolognesi, che utilizzano vecchie concezioni della laicità dello Stato e denunciano presunti privilegi delle “scuole private”».
Ma, ricorda il giurista, «le scuole paritarie non fruiscono però di alcun privilegio». Anzi. È risaputo che «lo stato risparmia, perché il “contributo” riconosciuto non è che una minima parte (all’incirca un dodicesimo) di quanto spenderebbe se provvedesse all’istruzione ed educazione dei ragazzi che frequentano le paritarie». Dunque, conclude Cardia, «se lo Stato risparmia, il risparmio andrà a vantaggio proprio della qualità dell’insegnamento pubblico». «Di qui la funzione sociale della scuola paritaria di iniziativa “privata” che, oltre a venire incontro al diritto delle famiglie, comporta vantaggio per le finanze statali».