Il reddito di cittadinanza funziona? In Finlandia, no

Sono arrivati i risultati preliminari dell’esperimento condotto dall’1 gennaio 2017 al 31 dicembre 2018. Chi ha ricevuto 560 euro al mese ha lavorato quanto i disoccupati che non l’hanno ricevuto e ha guadagnato in media 21 euro in meno

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Il reddito di cittadinanza funziona? In Finlandia no. I risultati preliminari dell’esperimento condotto per due anni dall’1 gennaio 2017 al 31 dicembre 2018 nel paese nordico evidenziano un sostanziale fallimento.

Il governo di Juha Sipila ha versato a duemila disoccupati tra i 25 e i 58 anni 560 euro esentasse al mese per due anni. Contrariamente al classico assegno di disoccupazione, i beneficiari del reddito di base potevano decidere se cercarsi un lavoro part-time, a tempo pieno o restarsene a casa. In ogni caso non avrebbero perso l’assegno. Lo strumento è dunque diverso dal reddito voluto dal Movimento 5 stelle, che essendo condizionato all’accettazione di un lavoro assomiglia di più a un sussidio di disoccupazione.

CON IL REDDITO SI GUADAGNA DI MENO

I risultati preliminari, che tengono conto di quanto avvenuto nel 2017, non sono confortanti. I duemila beneficiari del reddito di base, rispetto a duemila disoccupati assistiti in modo classico dal welfare finlandese, «non hanno trovato lavori migliori o peggiori», ha dichiarato il ministro degli Affari sociali e della sanità Pirkko Mattila. Chi ha goduto del reddito, infatti, nel 2017 ha lavorato in media 49,6 giorni contro i 49,3 di chi è stato assistito con il metodo tradizionale. I primi hanno guadagnato grazie ai lavori ricercati e trovati in media 4.230 euro nel 2017, contro i 4.251 dei secondi. Una differenza in negativo di 21 euro.

Positivi i risultati invece dal punto di vista della salute: «Il loro benessere percepito era migliore. Chi ha ricevuto il reddito di base aveva meno sintomi da stress, problemi di salute, di memoria e di concentrazione», ha aggiunto Mattila.

PIÙ DEFICIT, POCHI VANTAGGI

L’obiettivo dell’esperimento era quello di testare un metodo alternativo e semplificato, meno burocratizzato, per aiutare i disoccupati e chi è rimasto indietro nella società a causa della globalizzazione e dell’avvento dei robot nelle dinamiche produttive. «È importante capire meglio come si comportano i disoccupati quando hanno più libertà di muoversi all’interno del mercato del lavoro», ha dichiarato il capo economista della banca Aktia, Heidi Schauman, a Bloomberg.

Secondo studi preliminari, se il reddito di base venisse esteso a tutti i disoccupati finlandesi, aumenterebbe il deficit del paese di 5 punti percentuali in rapporto al Pil. I primi risultati non giustificano una simile spesa, anche se il rapporto definitivo arriverà nel 2020.

Foto Ansa

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