Recovery Fund, abbiamo un problema

Non è la panacea di tutti i mali, soprattutto quando rientrerà in vigore il patto di stabilità. Ritornerà l’Imu sulla prima casa, vedrete

Presentato come la panacea di tutti i mali, il Recovery Fund inizia a mostrarsi per quel che è: un prestito. E, come ogni prestito, esige non solo di essere restituito, ma anche di essere erogato secondo certe condizioni. Quali? Finora si è a lungo discusso delle condizionalità imposte dal Mes, molto poco, invece, di quelle del Recovery (su Tempi abbiamo messo le cose un po’ in ordine con questo articolo).

Ieri, un lungo articolo apparso sul Fatto quotidiano ci ricordava quanto segue:

«La buona notizia è che il Recovery Fund (o Next generation Eu) ha finalmente un regolamento che disciplina l’utilizzo dei fondi, dopo mesi di linee guida e documenti di lavoro. La cattiva è che il complesso schema (un documento di quasi 80 pagine) approvato ieri dalle Commissioni Bilancio ed economica del Parlamento europeo complicherà non poco la gestione dei fondi a diversi Paesi, specie quelli più in difficoltà e con debiti pubblici più elevati.
L’aspetto più critico riguarda le regole fiscali europee, oggi solo sospese per la pandemia: il testo prevede infatti la possibilità di bloccare l’erogazione dei fondi in caso di violazioni del Patto di Stabilità o se non ci si adegua alle raccomandazioni delle procedure per gli squilibri macroeconomici».

Reddito di cittadinanza

Sul Corriere della Sera, Federico Fubini ha scritto che col Recovery Fund i nodi politici vengono al pettine perché obbliga il Paese a «decidere cosa vuole o può fare nei prossimi mesi e anni: affrontare i problemi di fondo dell’Italia – quelli di prima della pandemia – oppure lasciarli in eredità, ancora più grandi ed esplosivi, a chi verrà dopo». È sempre la famosa questione del debito buono o cattivo evocata da Mario Draghi: questi soldi li vogliamo usare per distribuire bonus o in investimenti? Entrando nel merito delle scelte da adottare, Fubini fa notare che queste andrebbero a toccare in particolare uno dei cavalli di battaglia della politica dei cinquestelle, il Reddito di cittadinanza.

«Soprattutto bisogna pensare con urgenza a una riforma degli ammortizzatori sociali per il mercato del lavoro. Su questo aspetto il reddito di cittadinanza e i navigator di impronta 5 Stelle hanno dimostrato di non funzionare e in marzo scade il blocco dei licenziamenti. C’è il rischio che il sistema della cassa integrazione finisca ingolfato da una massa di persone che nessuno prende in carico e riavvia al lavoro».

Torna l’Imu sulla prima casa

Cosa dobbiamo aspettarci? Una patrimoniale. La conferma arriva dalle parole pronunciate in un’audizione alla Camera dal responsabile del servizio assistenza e consulenza fiscale di Bankitalia, Giacomo Ricotti, secondo cui bisogna rimodulare l’Irpef e per farlo occorre aumentate le tasse sui consumi e sulla ricchezza. In particolare con la reintroduzione «della tassazione sull’abitazione principale».

Foto Ansa