«Da entrambe le parti manca la fiducia e ci sono state ingiustizie», dice monsignor Nahra da Nazareth. «Per poter sperare in una riappacificazione servono dei miracoli. Io ne ho incontrato uno»
Monsignor Rafic Nahra, vescovo del Patriarcato di Gerusalemme, davanti alla basilica dell’Annunciazione
a Nazareth, Israele (foto Tempi)
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Monsignor Rafic Nahra, di origini libanesi, è vescovo ausiliare del Patriarcato di Gerusalemme e risiede a Nazareth, “capitale araba” di Israele. Lo incontriamo davanti alla basilica dell’Annunciazione, sotto la grande scritta che domina la facciata: «Il Verbo si è fatto carne e abita in mezzo a noi».
Monsignor Nahra, quanti sono i cristiani in Israele?La nostra è una piccola comunità di circa 185 mila persone: 140 mila sono arabi, di tutte le denominazioni, poi c’è un gruppo di russi e ucraini e qualche centinaio di cattolici di espressione ebraica. Il numero è esiguo ma la nostra presenza è importante.
Perché?Siamo presenti attraverso scuole, ospedali e parrocchie. Nelle nostre scuole studiano tanti musulmani e in classe si impara a vivere insieme e a rispettarsi l’un l’altro. Queste sono le braccia con cui la Chiesa prova a raggiungere tutti in Israele.
La Chies...
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