«Questi diavoli uccidono cristiani e musulmani, saccheggiano e trafficano, stuprano le donne»

I reportage di Le Monde e New York Times raccontano da vicino chi siano gli estremisti islamici di Boko Haram che da anni imperversano in Nigeria

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Articolo tratto dall’Osservatore romano – I terroristi del famigerato gruppo Boko Haram non conoscono pietà né paura. Dal 2009 hanno ucciso oltre ventimila persone e causato una crisi umanitaria senza precedenti in Nigeria e nei Paesi limitrofi. La forza multinazionale africana, che conta almeno novemila uomini, fatica a contrastare il gruppo e questo anche a causa della scarsità degli aiuti internazionali.

A rilanciare l’allarme oggi è il quotidiano francese «Le Monde», che, in un ampio reportage sul campo — con la possibilità anche di esaminare i documenti degli interrogatori ai membri di Boko Haram catturati in Camerun —, scatta una fotografia molto precisa della natura e degli scopi dell’organizzazione legata al cosiddetto Stato islamico (Is). La forza dell’inchiesta, ovviamente, sta nel lavoro sul campo: si riportano le testimonianze dei contadini che abitano o abitavano nei villaggi distrutti e saccheggiati da Boko Haram. «Questi diavoli uccidono cristiani e musulmani, saccheggiano e trafficano, stuprano le donne. Ma che cosa vogliono? Il potere? Regnare su una regione che hanno distrutto?» dice uno di loro, Nassiru, 43 anni, originario del villaggio di Boro Baga, sul lago Ciad, distrutto dai terroristi nel 2015.

Difficile fare un’analisi esatta dei membri del gruppo: la maggior parte sono analfabeti, spesso drogati o esaltati, sbandati senza un futuro. Il loro quartier generale — sottolinea «Le Monde» — è la foresta di Sambisa, antica riserva naturale grande due volte il Belgio. «Qui hanno creato una sorta di società ideale e autonoma, senza l’intervento dello Stato» afferma un analista. Lo scopo finale è quello della creazione di un grande Stato islamico in Nigeria, imponendo un’interpretazione molto rigide della sharia, la legge islamica, ovunque. «I quadri sono arruolati tra gli allievi migliori, spesso giovani indottrinati» riferisce un ex membro del gruppo catturato.

Un grave errore che ha permesso negli scorsi anni un ampliamento dell’azione del gruppo è stata la risposta tardiva del Ciad e del Camerun, che solo nel 2014 hanno riconosciuto l’emergenza. Questo ha fatto sì che Boko Haram potesse estendere la propria azione fino ad arrivare ai sequestri di massa, come quello delle studentesse prelevate nell’aprile 2014 dalla loro scuola di Chibook, nell’estremo nord est della Nigeria.

Su questa vicenda si concentra invece un articolo del «New York Times» a firma di Dionne Searcey che parla del caso di Dije Ali, una donna liberata dalla prigionia imposta da Boko Haram, ma poi inspiegabilmente finita in carcere insieme ad altre 130 donne e ai loro bambini. «Non so che cosa ho fatto di sbagliato» ha detto la donna, che si era affidata ai soldati nella speranza di tornare libera. Almeno 150 civili nigeriani sono morti quest’anno — afferma l’articolo — nei centri di detenzione allestiti dai militari alla caccia dei terroristi. Dodici erano bambini. Un altro aspetto, poco noto, della terribile crisi nigeriana.

Foto Ansa/Ap

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