Quanto ci costano i figli? Ecco qualche dato (e i nostri complimenti alle famiglie numerose)

Le ultime ricerche sulle famiglie rilevano che sono in crescita i single soprattutto in città, ma le coppie che mettono al mondo più figli sono anche le più brave a gestire i conti

In Italia sono le famiglie numerose le più diligenti e parsimoniose nella gestione del proprio borsellino. Lo si evince da una ricerca dell’Istat sui “Consumi delle famiglie” con la quale l’istituto statistico ha ricostruito la variazione delle spese dei nuclei familiari a seconda del numero dei componenti (vedi tabella riprodotta qui sotto).

IL TERZOGENITO NON PESA. Secondo l’Istat un single sotto i 35 anni di età spende mediamente 1.907 euro al mese, la cifra aumenta di 100 euro per i soggetti meno giovani. La situazione si complica nel caso delle famiglie con più di 3 figli, per le quali la spesa minima è di 3.035 euro. In pratica il terzo figlio non aumenta le spese della famiglia, ma contribuisce a far crescere l’efficienza nella gestione della casa e dei suoi componenti. Infatti i nuclei familiari con 3 figli spendono mensilmente la stessa cifra delle nuclei con 2 figli (3.023 euro) e poco di più delle coppie con un solo figlio (2.842). Il dato esprime una condizione più che evidente: fare figli è un sacrificio per l’intero gruppo familiare. Si nota anche che, forse a causa del minor costo della vita nel meridione, nel Sud è più elevata la nuzialità e la fecondità.

MILANO CITTÀ PER SINGLE. Una interessante ricerca della professoressa Carla Facchini, ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l’Università Bicocca di Milano, ha rilevato inoltre i mutamenti familiari nella città di Milano. Nel lavoro dell’accademica si riscontra che in Italia le famiglie estese rappresentano il 6,2 per cento del totale, ma la stessa categoria a Milano si riduce all’1,4 per cento. Specularmente i nuclei familiari formati da una sola persona in Italia sono circa uno su quattro (26,3 per cento), mentre nel capoluogo lombardo i single sfiorano il 40 per cento. Il dato non è di poco valore perché contribuirà a cambiare il modo stesso di pensare la città: dai servizi generali alle scuole agli scaffali dei supermercati con le confezioni monouso.