Quando Hollande annuncia una legge, state certi che poi farà marcia indietro (tranne che in un caso)

Dall’ecotassa all’Iva, dagli stipendi dei manager all’imposta sul valore aggiunto, dalla supertassa degli stipendi sopra il milione di euro a quella sul risparmio. Tutti i dietro-font del presidente

Ecotassa, Iva, stipendi dei manager, imposta sul valore aggiunto, supertassa degli stipendi sopra il milione di euro, tassa sul risparmio. Le marce indietro di Francois Hollande non si contano più e il “presidente normale” della Francia inizia a diventare famoso non solo per le sue smorfie, il record di impopolarità e le tasse ma anche per la sua debolezza quando si tratta di far valere una decisione davanti alle proteste dei cittadini.

ECOTASSA. È il caso più recente, come racconta il Le Monde. Il governo socialista aveva annunciato una tassa (13 centesimi per chilometro) che i camion di alto tonnellaggio avrebbero dovuto pagare per circolare sulle autostrade francesi, portando nelle casse statali 1,2 miliardi all’anno. I camionisti si sono infuriati e il premier Francois Ayrault ha congelato la legge, rimandandola a non si sa quando.

SUPERTASSA. È la più famosa. Dopo aver detto che «odio i ricchi», Hollande è passato dalle parole ai fatti e il 27 febbraio 2012 ha annunciato in diretta che tutti coloro che guadagnano più di un milione di euro sarebbero stati tassati al 75 per cento. Appena adottata, la legge è stata definita «incostituzionale» e rispedita al mittente. Così Hollande ha cambiato: a pagare devono essere le aziende, non chi percepisce lo stipendio. I club di calcio si sono infuriati e il 31 ottobre il presidente li incontrerà. Ha dichiarato che non farà passi indietro, «la legge fiscale è uguale per tutti», ma visti i precedenti bisogna aspettare per vedere cosa succederà. Lo Stato dovrebbe guadagnare dalla supertassa 500 milioni di euro all’anno, sempre che le imprese non decidano di delocalizzare per evitare la supervessazione.

STIPENDI DEI MANAGER. In campagna elettorale Hollande ha promesso di mettere un tetto agli stipendi dei dirigenti delle imprese pubbliche e di controllare quelli delle private. Il ministro dell’Economia Moscovici ha dichiarato a luglio 2012: «Una legge proibirà certe pratiche che a noi sembrano eccessive». Il governo, però, continua a rimandare e lo scorso 23 maggio Moscovici ha rinculato: «Non ci sarà un progetto di legge specifico».

IMPOSTA SUL VALORE AGGIUNTO. Annunciata il 28 settembre 2012 e da inserire nella legge di stabilità, l’imposta è stata oggetto della rivolta dei “pigeons”, gli imprenditori di Pmi (“piccioni”) che non vogliono farsi trattare come “polli”. Dopo un tam tam efficacissimo su internet, il ministro delegato al Budget Cahuzac ha promesso di tornare «allo status quo precedente». Non se ne fa niente, insomma, e il 5 ottobre Cahuzac ha dichiarato: «Sul valore aggiunto, probabilmente abbiamo fatto un errore». Hanno vinto i piccioni.

AUMENTO IVA. A dicembre del 2012 l’Assemblea nazionale ha votato l’aumento dell’Iva. A gennaio 2014 deve passare dal 19,6%al 20% (tasso normale), dal 7 al 10% (tasso intermedio) e scendere dal 5,5 al 5% (tasso ridotto). Guadagno previsto: sei miliardi di euro. Ma a ottobre 2013 il governo si è rimangiato il ribasso del tasso ridotto. Non solo, di fronte alle proteste di chi deve passare da pagare il 7% al 10% (ristoratori, taxisti, albergatori, cinema, ecc.) il governo ha cominciato a concedere esenzioni a diversi settori, che si sono visti ridurre il tasso dal 7 al 5%, e altre eccezioni ancora sono state promesse per una perdita di quasi un miliardo di euro all’anno rispetto al calcolo precedente.

RISULTATO LORDO DI GESTIONE. La tassa sui proventi del processo produttivo, nata solo il 25 settembre, è già morta. Gli imprenditori, arrabbiati «perché più si investe più si viene penalizzati», hanno fatto fare subito marcia indietro al governo socialista, come confermato da Moscovici il 6 ottobre.

TASSA SUL RISPARMIO. Per finanziare la protezione sociale, il governo ha pensato di aumentare i prelievi sociali su alcuni prodotti molto comuni dall’11 al 15,5%. Dopo pochi giorni i francesi si sono sollevati in proteste e nel weekend Hollande ha rinunciato in parte al progetto. Il nuovo ministro delegato al Budget (il precedente è stato rimosso per evasione fiscale) ha affermato il 27 ottobre: «Abbiamo deciso di emendare il progetto di legge (…) per non toccare i patrimoni medi e piccoli». Altri 200 milioni di entrate in meno.

MATRIMONI GAY. La legge Taubira che ha legalizzato a maggio matrimoni e adozioni gay non c’entra con le precedenti. Ma è l’unico caso in cui Hollande e il suo governo hanno deciso di ignorare più di tre milioni di francesi scesi in piazza per protestare. Non li hanno neanche ricevuti per parlarne, in compenso hanno negato l’obiezione di coscienza ai sindaci. Due giorni fa Hollande, in compenso, è stato nominato sondaggi alla mano il presidente più impopolare della storia della Francia.