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La preghiera del mattino

Abbiamo il programma del campo largo: tasse e mance

Di Emanuele Boffi
03 Giugno 2026
La patrimoniale di Schlein, il reddito e i bonus del M5s, gli espropri di Bonelli e Fratoianni. Ecco quali sono le idee della sinistra per governare l’Italia. Rassegna ragionata dal web
Angelo Bonelli, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni ed Elly Schlein festeggiano in piazza Barberini, Roma, la vittoria del “no” al referendum costituzionale sulla riforma della magistratura (foto Ansa)
Angelo Bonelli, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni ed Elly Schlein festeggiano in piazza Barberini, Roma, la vittoria del “no” al referendum costituzionale sulla riforma della magistratura (foto Ansa)

Dice Elly Schlein a Repubblica a proposito di una tassa patrimoniale:

«In altri paesi europei si sta ragionando nella stessa direzione e io penso che non possa essere un tabù capire come a livello europeo introdurre una tassazione sui miliardari. Stiamo parlando dell’1 per cento forse anche meno della popolazione rispetto a una esigenza che è quella di garantire servizi pubblici fondamentali al 99 per cento».

Il campo largo non ha solo il problema del “chi” sfiderà Giorgia Meloni nel 2027, ma anche del “cosa” proporre all’elettorato, a parte il logoro allarme antifascista. È per questo che, l’altro giorno, la segretaria del Pd ha iniziato a buttare lì qualche idea sui punti qualificanti del programma. E ha iniziato parlando di patrimoniale, cioè di tasse. Cioè si è sparata sui piedi.

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Scrive Ferruccio De Bortoli sul Corriere della Sera:

«L’Italia ha bisogno di attrarre capitali, non di respingerli. Tra l’altro come si concilierebbe un’eventuale patrimoniale con il fatto che siamo diventati una sorta di paradiso fiscale per i miliardari di tutto il mondo? Misura, quest’ultima, presa da un governo di centrosinistra, con alla guida Matteo Renzi. Elly Schlein si è detta non contraria all’introduzione di un’imposta sul patrimonio, magari con un avallo europeo o internazionale (del tutto irrealistico). Insistere sul tema è il modo migliore per perdere le elezioni. Varie le ragioni. Prima di tutto perché alcune patrimoniali ci sono già, come l’Imu. In secondo luogo è del tutto sconsigliabile parlarne alla vigilia di un grande passaggio di patrimoni, non tutti di miliardari, vista l’età avanzata di molti boomer, ovvero i nati nell’immediato Dopoguerra. Lo documenta anche l’ultima relazione della Banca d’Italia».

A parte la reazione scontata del centrodestra, ad aver criticato l’idea è stata la cosiddetta sinistra riformista. Chi, come De Bortoli, di campagne elettorali ne ha viste tante, sa perfettamente che queste sono “cose che non si dicono, ma si fanno dopo il voto”. De Bortoli infatti ricorda a Schlein che nel 2006 bastò il solo sospetto della patrimoniale per far perdere a Romano Prodi tutto il grande vantaggio che aveva su Silvio Berlusconi, che, infatti, alla fine riuscì quasi a “pareggiare”.

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Dice Alberto Mingardi a Libero, riportato sul sito dell’Istituto Bruno Leoni:

«L’Italia è il quinto paese europeo per imposte calcolate sul patrimonio. Alla sinistra piace la parola “patrimoniale” perché dà l’impressione che a pagare le tasse non siano le persone, ma le loro ricchezze. Stiamo tassando il deposito di zio Paperone. E chi mai potrebbe essere contrario? Ma le imposte non le pagano i patrimoni, né le case, né le rendite finanziarie. Buona parte del patrimonio italiano è fatto di immobili: le tasse sulla casa non si pagano vendendo il tinello, si pagano sempre attingendo ai redditi… Oggi in Italia le imposte calcolate sul patrimonio valgono qualcosa come il 2,2 per cento del Pil e il 6 per cento del gettito fiscale complessivo: in linea con Francia e Spagna e più della media Ue. Stiamo parlando dell’Imu, dell’imposta di bollo, dell’imposta ipotecaria che colpisce qualsiasi transazione immobiliare, dell’imposta catastale, ma anche della Tari, che è calcolata sui metri quadri degli appartamenti e dunque è, di fatto, un’imposta patrimoniale».

Oltre ai numeri, Mingardi offre una chiave di lettura interessante per capire perché la sinistra abbia questa “fissa” delle tasse. Dice:

«La sinistra italiana e internazionale pensa di guadagnare consenso indicando ai propri elettori un nemico. Questo nemico sono i ricchi. È meglio dare ai propri elettori qualcuno da odiare che immaginare soluzioni ai problemi. L’insistenza sulla patrimoniale è un caso esemplare di moralismo fiscale. Il messaggio è: votatemi, perché scudiscerò i mercanti nel tempio».

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Scrive Pasquale Napolitano sul Giornale:

«Il M5s vuole rilanciare le due misure bandiera: reddito di cittadinanza e superbonus. Due provvedimenti che hanno creato una voragine nei conti pubblici. E la ricaduta sarebbe l’aumento delle tasse e dei servizi per finanziare le misure grilline. Due calcoli danno l’idea. Il superbonus è stimato il più grave buco di bilancio nella storia della Repubblica: a oggi il costo per lo Stato ammonta a quasi 172 miliardi di euro, cifra che sale a 234 se consideriamo tutti i bonus edilizi attivati. I benefici? Temporanei sull’economia, più duraturi per i pochi che sono riusciti a usufruirne, circa il 5 per cento delle abitazioni in Italia, con costi recuperabili in circa 40 anni. E visto il meccanismo dei crediti il bilancio statale ha ancora da scontare altri 60 miliardi fino al 2027, senza contare le truffe scovate e i disagi per migliaia di condomini coi lavori lasciati a metà in casa.

L’altra misura è il reddito di cittadinanza. Il costo per lo Stato, negli anni dei governi Conte (1 e 2), è stato 28,7 miliardi di euro in quattro anni. Alcune regioni a guida M5s stanno già sperimentando forme locali di reddito di cittadinanza. Anche Avs vuole mettere il proprio timbro sul programma. Ecco l’idea geniale di Fratoianni e Bonelli (con i suggerimenti di Ilaria Salis): requisiamo le case sfitte e affidiamole ai senza tetto».

Se Schlein vuole la patrimoniale, i cinquestelle vogliono ridistribuire altre mance. Se poi ci si mettono pure il gatto e la volpe Fratoianni&Bonelli… più che un programma di centrosinistra, questo pare un programma da centro sociale.

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Scrive Pier Francesco Borgia sul Giornale:

«Più che meet-up sembrano incontri da bar dove le idee più bizzarre cozzano contro il muro del buonsenso. Qualche esempio? La robot tax (si commenta da sola), l’istituzione del ministero della Pace, l’abolizione dell’8 per mille e la modifica (leggi “cancellazione”) dei Patti Lateranensi. C’è anche l’istituzione di un reddito universale di 500 euro da erogare a tutti, a prescindere dal reddito. […] E c’è chi ha proposto l’istituzione di un passaporto sportivo digitale. Collegato a dispositivi indossabili e con cui si certificano minuti di attività e km percorsi a piedi o in bicicletta, dà la possibilità, in base ai punti accumulati, di ricevere un credito d’imposta fino a 500 euro o in voucher per visite mediche, attrezzature e trasporti pubblici».

Il M5s ha aperto una piattaforma per chiedere ai cittadini di contribuire al programma. Qui sopra avete letto alcune idee. Resta solo da chiedersi perché certa sinistra sia capace di proporre solo tasse e mancette. La risposta è che, come lo scorpione della favola di Esopo che punge la rana che lo aveva aiutato ad attraversare il fiume, questa è “la sua natura”. L’esito è scontato: annega il campo largo con tutta l’Italia.

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