Povera Siena: prima Mps, ora il turismo azzerato dal virus. Un appello

«La nostra città non si può permettere due botte di questa portata nell’arco di 10 anni, bisogna ripartire subito». Imprenditore scrive al sindaco De Mossi

Piazza del Campo a Siena

Riproponiamo di seguito la lettera scritta da Marco Paglialunga, imprenditore senese del turismo e dei servizi, e inviata al quotidiano La Nazione come appello al sindaco Luigi De Mossi a seguito dell’emergenza coronavirus. La lettera è stata pubblicata venerdì 13 marzo.

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Caro direttore Di Blasio, attraverso il quotidiano che tu dirigi vorrei rivolgere un appello al sindaco di Siena, avvocato De Mossi, e a tutte le forze di maggioranza e di opposizione del nostro Comune.

Siena, come d’altra parte tutto il resto dell’Italia, sta vivendo una situazione incerta, confusa e drammatica. Per quanto pieni di attesa e speranza, non siamo assolutamente sicuri di ciò che potrà accadere nei prossimi mesi. Ci sono forti dubbi che si possa ritornare ad una normalità pre virus.

Per la nostra città si prospetta una situazione economica e sociale molto grave, e questo anche se la crisi del virus non dovesse prostrarsi per troppo tempo. In un paio di settimane il settore turistico, dei pubblici esercizi, dell’intrattenimento oltre che dell’intero commercio è entrato in una crisi totale. In altre parole è stato azzerato.

A Siena negli ultimi 10 anni è stato questo il settore che più di ogni altro (oltre alla crescita di iniziative di produzioni legate alla scienza della vita) ha offerto possibilità di occupazione e di sviluppo in una città che aveva perso il suo modello produttivo per troppo tempo legato a doppio filo al settore bancario e al suo indotto. Il modello bancario è scomparso all’improvviso (come questo sia avvenuto è ancora oggetto di indagine, a questo punto più di natura psichiatrica che giudiziaria) creando una voragine nelle prospettive di crescita di un’intera comunità, e ormai non rappresenta quasi più per nessuno una concreta prospettiva occupazionale. Nel frattempo, con grande fantasia, impegno e volontà di riscatto, molti a Siena si sono rivolti al settore turistico, settore in forte crescita e positivamente caratterizzato da crescente richiesta di lavoro umano.

Ora questa crisi epidemica improvvisa, e – diciamocelo pure – decisamente malgestita dal governo nazionale sin dalla comparsa del primo serio allarme a metà di gennaio, ha messo in ginocchio un intero settore produttivo ed intere categorie professionali. Siena nell’arco di 10 anni due “botte” di questa portata – prima la banca e poi l’azzeramento dell’intero comparto del commercio/turismo – non se le può permettere, soprattutto perché accadono in un arco temporale troppo breve per dare il tempo ad una generazione di rialzare la testa per la terza volta.

E se anche nei prossimi mesi la ripresa economica dovesse avvenire, ci troveremo sicuramente davanti a uno scenario completamente cambiato nei costumi e negli atteggiamenti delle persone che viaggiano e che potrebbero scegliere come meta la nostra città. Cambierà il modo di interpretare il turismo, di intraprendere i viaggi, di usare i grandi contenitori dove si concentrano migliaia di viaggiatori.

Il turismo, che fortunatamente è un aspetto strutturale del processo di sviluppo del benessere che accompagna la crescita delle nazioni, ricercherà nuove forme. Verranno privilegiati i piccoli gruppi, un turismo individuale più consapevole, più attento ai particolari, più desideroso di “vivere” un territorio piuttosto che sfiorarlo distrattamente e poi fuggire da un’altra parte. Non dimentichiamo inoltre che Siena si trova al centro dell’Italia, in un’area geografica abitata da 200 milioni di europei che adorano la Toscana e che possono raggiungerla in poche ore, anche e soprattutto con la propria auto.

Questa è un’occasione da non perdere. Dobbiamo subito mettere mano ad un grande progetto per fare di Siena uno scrigno unico di opere d’arte e di bellezza (e di gusto del “bien vivre” con tutte le nostre eccellenze agroalimentari) e per poterlo far incontrare in modo intelligente con questo turismo più consapevole. Da tempo si parla di idee di questa portata, del “progetto Acropoli”, di fare della zona che sta attorno alla Cattedrale/Santa Maria della Scala una grande area dove si concentri e si possa mettere in rete l’immenso patrimonio di opere d’arte disperso nei vari musei: dalla pinacoteca al museo comunale, dai fondi del Monte dei Paschi all’Opera del Duomo, alla Chigiana. E questo per parlare delle più note istituzioni. 

La realizzazione di quest’opera può diventare davvero, anche in breve tempo, il motore di sviluppo della città. Ma non bisogna perdere tempo, bisogna mettere mano subito e fattivamente a questo progetto. Bisogna convocare intorno ad un tavolo operativo tutti i responsabili dei vari enti che hanno competenza in materia. Certo, potrebbe essere un lavoro immane, bloccato dalla solita insulsa burocrazia, dalle gelosie e dai veti incrociati. Ma tempo non ne abbiamo più. Il sindaco De Mossi trattenendo per sé l’assessorato alla Cultura forse aveva già intuito questo aspetto. È l’ora di mettere mano alla realizzazione di un progetto che aiuti Siena già da oggi e per un futuro non poi così lontano. Lo si deve a Siena, alla sua storia così grande e al suo presente così incerto.

Marco Paglialunga

Foto Ansa