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Lettere al direttore

È il popolo il “volto migliore” del Venezuela in macerie

Di Rodrigo Guerra López
01 Agosto 2026
I terremoti del 24 giugno non hanno colpito un paese forte, ma una società profondamente indebolita da anni di crisi sociale, politica e istituzionale. La terra ha tremato sotto una nazione ormai stremata. Eppure, proprio nel cuore del dolore, è riemerso il volto migliore
Messa nella basilica di Nuestra Señora de Chiquinquirá in memoria delle vittime dei sismi gemelli che il 24 giugno scorso hanno devastato il Venezuela (foto Ansa)
Messa nella basilica di Nuestra Señora de Chiquinquirá in memoria delle vittime dei sismi gemelli che il 24 giugno scorso hanno devastato il Venezuela (foto Ansa)

Caro direttore, il Venezuela ha conosciuto, nell’arco di poco più di un secolo, quasi tutte le promesse e quasi tutte le fratture della modernità latinoamericana. Da paese prevalentemente rurale è divenuto, grazie al petrolio, una delle nazioni più dinamiche del continente. Per buona parte del XX secolo, soprattutto a partire dal 1958, ha costruito una democrazia fondata sul patto tra i principali attori politici e sociali: partiti, sindacati, università, mezzi di comunicazione e una crescente classe media. Tuttavia, la rendita petrolifera ha alimentato anche una cultura della dipendenza, del clientelismo e della corruzione. Quando quel modello ha iniziato a esaurirsi, il disincanto ha aperto la strada alla rivoluzione bolivariana guidata da Hugo Chávez nel 1998. Da allora si sono susseguiti la concentrazione del potere, il progressivo deterioramento delle istituzioni, la polarizzazione politica, il collasso economico, l’emigrazione di massa e il consolidamento di un regime autoritario...

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