Perché l’intervista di Ruini dà fastidio

Lettera al direttore. Sinistra e cattolici adulti sono lontani dalla gente, il cardinale ha portato una ventata d’aria fresca, risvegliando la coscienza dei fedeli

camillo ruini

Caro direttore, non ci si deve mai stancare di ripeterlo: l’Italia televisiva e quella dei giornali non è l’Italia reale. Nei talk show in cui compaiono sempre i soliti noti, volti di una sinistra verbosa e inconcludente, la musica è sempre la stessa: Salvini sfascista, gli sbarchi sono diminuiti, il razzismo è colpa della destra, l’antisemitismo pure e guai ad essere islamocritici. Tutti vedono che il grillismo è pietosamente imploso con un capo politico che, intervistato sulle rivolte di Hong Kong, dichiara candidamente che non possiamo interferire su questioni interne di un altro Stato, noi siamo italiani mica cinesi. Oltraggio al pudore, ma nessuno, o quasi, ha detto niente.

L’Ilva chiude, 15.000 senza lavoro, una regione muore, il paese scoraggia gli investitori. Pd e cinquestelle giocano a dare la colpa agli altri. Si loda Conte perché dice a migliaia di persone che lui non ha ricette, non è mica un dottore! Ci si distrae con nobili imprese (Salviamo la terra) per non impelagarsi in quelle più urgenti: occupazione, lavoro, sanità, scuola, educazione, cooperazione, produttività industriale e manifatturiera.

Oltre due secoli fa (1801), Vincenzo Cuoco, esule napoletano a Parigi, scrisse il suo Saggio sulla rivoluzione napoletana del 1799 riflettendo sul disastro di un fallimento. Il fallimento fu quello della tentata rivoluzione contro i Borboni che governavano il Regno di Napoli. Intellettuali pieni delle nuove idee illuministiche non furono seguiti dal popolo e il cardinale Ruffo ebbe la meglio nel cacciare i nuovi ideologi, fautori dei sacri principi del 1789 ripristinando così il ritorno al potere dei Borboni. Lo scritto di Vincenzo Cuoco è un’amara e saggia riflessione. Vi si legge tra l’altro che «il popolo non si muove per raziocinio, ma per bisogno».

Buona parte della sinistra e di un certo cattolicesimo adulto alla Melloni ha sempre coltivato il sospetto che le forze politiche moderate parlino alla pancia degli italiani e per questo cresce la destra. Al di là della pancia con le orecchie, vi è un presunta intellighenzia che non sa proprio parlare, non possiede il lessico che nasce da una esperienza realmente popolare, non populista, ma accanto, dentro ai bisogni veri della gente che si rifiuta di comprendere il tecnicismo astratto e verboso di certi salotti. Basta guardare lo share di certe trasmissioni e di certe emittenti, per capire il calo di interesse per la politica.

Il cardinale Camillo Ruini con la sua intervista rilasciata al Corriere della Sera ha contribuito a fare entrare una corrente d’aria fresca in una atmosfera stagnante e politicamente asfittica. Non ha benedetto nessuna destra e ha auspicato la maturazione politica di Salvini. I suoi timori per l’attuale momento storico esprimono una attenzione trepida e appassionata per tutti gli uomini osservando la continuità di Giovanni Paolo II e papa Francesco nella carità verso i poveri. Può dare fastidio il fatto che abbia risvegliato la coscienza dei cattolici, ma è inevitabile se si ama la Chiesa e il suo essere luce per tutti dentro il dramma della storia. Altro che tornare indietro!

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