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Perché la Svizzera abbandona il nucleare

maggio 24, 2017 Francesca Parodi

Con il referendum la Confederazione elvetica punta, gradualmente, sulle energie rinnovabili. Il piano è ben studiato, ma avrà costi importanti. Intervista all’ingegnere Bosetti

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Con il referendum del 21 maggio il popolo svizzero ha votato a favore dell’abbandono dell’energia nucleare. Il 58,2 per cento degli svizzeri ha approvato la prima fase di attuazione della «Strategia energetica 2050», una revisione della legge sull’energia che prevede un pacchetto di misure: ridurre il consumo di energia del paese, aumentare l’efficienza energetica e promuovere le energie rinnovabili. Prevede inoltre che non siano costruite nuove centrali nucleari, mentre i cinque impianti già esistenti resteranno operativi fino ai prossimi 20-30 anni. Gradualmente, entro il 2050, la Svizzera punta quindi a produrre energia solamente eolica e solare.

ENERGIA AI VOTI. «Non stupisce il fatto che il tema all’energia, così strategico per il paese, sia stato messo ai voti. Questo perché in Svizzera i referendum sono uno strumento di consultazione e decisione molto utilizzato sia dallo Stato sia dalla Confederazione elvetica sia dai singoli cantoni, anche una volta al mese. Il loro è un concetto di democrazia molto particolare e specifico» spiega Silvio Bosetti, ingegnere esperto di energia (ha collaborato per diversi istituti di ricerca ed è stato amministratore delegato e direttore generale di aziende energetiche). «Si tenga presente che la proposta di abbandonare il nucleare (una delle misure votate in questo referendum all’interno di un ventaglio più ampio) era già stato messo ai voti in passato, negli anni Ottanta e Duemila, ma allora era sempre stato rifiutato». Il tema quindi è rimasto a lungo oggetto di dibattito, prima di arrivare alla decisione attuale. «Si tratta di una decisione storica perché la Svizzera produce il 40 per cento totale della sua energia proprio dal nucleare».

AMBIENTALISTI DIVISI. «La questione del nucleare è sempre stata controversa e gli stessi ambientalisti sono divisi al loro interno su questo argomento: i verdi finlandesi e americani sono sostenitori del nucleare, mentre i verdi di casa nostra e soprattutto i tedeschi sono contrari. La difficoltà sta nel bilanciare i vantaggi e gli svantaggi». Da una parte infatti le centrali nucleari sono nettamente meno inquinanti delle altre perché non emettono anidride carbonica e altri gas additati come principali cause del buco dell’ozono e dell’effetto serra. Inoltre la produzione di energie nucleare riduce l’importazione di petrolio e il conseguente carico di spesa, stabilizzando così il sistema economico nazionale e riducendo la dipendenza dall’estero. D’altra parte, però, la grande criticità sta nello smantellamento delle scorie radioattive, oltre che nel rischio di propagazione di radiazioni in caso di incidente.

METODO SVIZZERO. «L’intelligenza di questo approccio scelto dagli svizzeri sta soprattutto nella pianificazione graduale di queste operazioni. Abbandonare il nucleare non è qualcosa che si può fare da un giorno all’altro, si sta parlando di trasformazioni a lungo periodo» commenta Bosetti. «Non è prevista quindi una chiusura immediata di tutte le centrali nucleari, come invece fu fatto erroneamente in Italia». Per quanto riguarda la sostituzione del nucleare con energia rinnovabile, «la Svizzera ha un grande vantaggio: è già dotata di numerosissime centrali idroelettriche e questo assicura una stabilità di produzione, di competitività e di prezzo. Si dovrà certamente ripensare tutto il sistema, per esempio si dovranno rifare le reti di trasporto e immaginare nuovi sistemi di stoccaggio dell’energia. Tutto questo quindi richiede investimenti significativi, non è certo un automatismo. Dunque il passaggio alle energie rinnovabili è possibile solo se parallelamente si investe in reti, nuove infrastrutture e sistemi d’accumulo».

COSTI PESANTI. La conseguenza è che «il mercato svizzero cambierà radicalmente, ma ricordiamoci che stiamo parlando di un paese molto piccolo, grande circa come la Lombardia. La pretesa di rendere la Svizzera autonoma dal punto di vista energetico sembra criticabile perché, oggi come oggi, i vari sistemi energetici sono tutti interconnessi. La totale indipendenza comporterà dei costi sicuramente molto pesanti».

Foto Ansa

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