Perché gennaio è (per noi) il più decisivo dei mesi

Iniziammo tre anni fa senza nemmeno un abbonato. È grazie a voi se possiamo continuare a fare questo giornale

Per noi di Tempi, gennaio è il più decisivo dei mesi. Lo è per una ragione molto “pratica” e positiva. Quando a fine 2017 decidemmo di costituire la cooperativa Contrattempi per rieditare il giornale in cadenza mensile, avevamo zero abbonati. Si trattava proprio di ricominciare: dalla sede ai computer, passando per la cancelleria fino alle pratiche in tribunale e alla Camera di commercio, avevamo mille cose da fare per provare a far “rinascere” Tempi.

Un mese a rispondere alle telefonate

Soprattutto, però, avevamo bisogno di abbonati. Così fissammo un numero minimo di sottoscrizioni che avremmo dovuto raggiungere entro dicembre 2018. “Facendo così, potremmo – forse – farcela”, dicevamo tra noi. Per invogliare i lettori a seguirci, spedimmo a nostre spese la prima copia del mensile a tutti coloro che sapevamo aver seguito con fedeltà Tempi negli ultimi anni. A chi aveva un abbonamento al settimanale, regalammo il mensile per i mesi che mancavano a completare la sua sottoscrizione. Per far capire che facevamo sul serio, lasciammo un numero di telefono: chiamateci, vi spieghiamo a voce tutto per bene.

Oltre le aspettative

Gennaio è il più decisivo dei mesi perché, tre anni fa, lo trascorremmo a rispondere alle telefonate di chi aveva ricevuto la copia omaggio. La risposta, come si dice in questi casi, superò le nostre aspettative e raggiungemmo in breve tempo la soglia minima che avevamo fissato per far proseguire l’impresa.

Le cose poi si sono pian piano sistemate e a giugno di quest’anno abbiamo acquistato la testata. C’è sempre molto da fare e il numero di abbonamenti che riusciamo a raccogliere rimane decisivo per l’esistenza di Tempi. Per questo l’invito è a riconfermare quella scelta (già adesso, cliccando qui) e, se possibile, di abbonare amici e conoscenti così che il mensile possa essere conosciuto. Chi non ce la fa a pagare la quota, ce lo faccia sapere: grazie alla generosità di molti, ci siamo inventati gli abbonamenti sospesi. Senza farla troppo lunga, è solo grazie ai suoi lettori che Tempi può esistere (e poi sul mensile “c’è di più”).

Ragione Verità Amicizia

L’intento di un giornale così sui generis come Tempi è sempre lo stesso: fornire, in un periodo storico in cui è così raro trovare gente che pensa con la propria testa, chiavi di lettura per interpretare la quotidianità. Queste “chiavi” sono sempre le stesse e sono sempre attuali, come provammo a sintetizzare qualche anno fa con la promozione del manifesto “Ragione Verità Amicizia”. In un mondo che ama parlare di “valori” (laici o clericali che siano), noi preferiamo discutere di “criteri”. Soprattutto, in un contesto dove il cosiddetto pensiero della maggioranza è mentalità comune e omologante, cerchiamo di descrivere la realtà non in base a una nostra interpretazione, ma a partire dall’esperienza cristiana di cui facciamo parte. Un’esperienza personale e attuale, ma anche bimillenaria; siamo parte di una storia con profonde radici, insomma.

Giudicare i nostri Tempi

Solo una cosa non potremmo mai perdonarci: non provarci tutti i giorni. Don Luigi Giussani lo scriveva con parole vibranti e definitive: «Non voglio vivere inutilmente: è la mia ossessione» (Lettere di fede e di amicizia ad Angelo Majo, 1997). Ottant’anni prima, il poeta Guido Gozzano esprimeva con Invernale (1917) l’ansia tutta moderna di chi non trova il coraggio di mettere a repentaglio la propria vita per un bene che riconosce come vero e amabile. Noi, più prosaicamente, non potremmo sopportare questo: essere giudicati dei vigliacchi che non hanno avuto l’audacia di raccontare il mondo in base all’incontro che ci ha aperto il cuore e la testa.

Per questo gennaio è il più decisivo dei mesi. Perché è quello in cui si comincia, insieme, di nuovo, a giudicare i nostri Tempi.