Per i vescovi tedeschi bisogna salvare i cristiani iracheni «con tutti i mezzi a disposizione»

Il Consiglio permanente della Conferenza episcopale tedesca a favore di un intervento militare che fermi «lo sterminio di interi gruppi etnici e gravi violazioni dei diritti umani»

Articolo tratto dall’Osservatore Romano –  «Il terrore in Iraq deve essere fermato e agli sfollati deve essere data la possibilità di rientrare al più presto nelle proprie case»: lo scrive in una dichiarazione il Consiglio permanente della Conferenza episcopale tedesca, che si sofferma anche sulla fornitura di armi ai peshmerga curdi per contrastare l’avanzata dei jihadisti dell’Is. Se un’azione militare, compresa la fornitura di armi, non è automaticamente un mezzo per garantire la pace e la sicurezza — afferma in sostanza la nota — in alcune circostanze, quando sono in gioco «lo sterminio di interi gruppi etnici e gravi violazioni dei diritti umani», la comunità internazionale ha il dovere di fermare in qualche modo l’aggressore ingiusto «per scongiurare crimini peggiori».

I vescovi tedeschi si rivolgono poi ai musulmani, respingendo con fermezza le tesi circa la natura intrinsecamente violenta dell’islam («l’Is e l’islam non sono la stessa cosa»), ma contemporaneamente chiedono una chiara presa di posizione dei leader religiosi: «i musulmani che amano la pace e che sono la stragrande maggioranza devono chiedersi quali fattori hanno permesso questi sviluppi preoccupanti nella loro comunità religiosa». Infine l’appello a pregare e a fornire aiuti umanitari urgenti alle vittime delle persecuzioni nel Vicino oriente: «questa non è solo una responsabilità degli Stati della regione. Tutti possono contribuire, anche offrendo disponibilità ad accogliere i rifugiati».

Sullo stesso argomento era intervenuto il 15 agosto, nell’omelia pronunciata in occasione della solennità dell’Assunzione, il cardinale arcivescovo di München und Freising, Reinhard Marx, presidente della Conferenza episcopale tedesca, il quale aveva lanciato un appello ai leader musulmani a condannare pubblicamente il terrorismo islamico in Iraq e a dichiarare che la violenza in nome di Dio non è mai giustificata. «So che lo Stato islamico (Is) non è l’islam — ha affermato il porporato — ma non ho sentito in giro parlare tanto di leader sciiti e sunniti che si sono riuniti pubblicamente e, con forza, affermare che non ci deve mai essere violenza in nome di Dio, mai assassinio in nome di Dio, mai soppressione in nome di Dio».

Marx, invitando i rappresentanti musulmani a dare un segno concreto di pace, ha detto che i cristiani e altre minoranze religiose si trovano in una situazione così terribile in Iraq che è giusto e doveroso «salvarli con tutti i mezzi a disposizione. Salvare delle persone le cui vite sono minacciate e che si trovano in uno stato di angoscia non solo è lecito ma è obbligatorio».

Il cardinale giorni fa aveva anche chiesto ai cittadini tedeschi di sostenere con generosità le attività svolte dalle associazioni caritative in favore delle popolazioni colpite.