Pensiero e Vermont

Se per Clinton la fellatio “non è sesso” (e le bombe Usa sono sempre “intelligenti”), perché dovrebbe essere strano che una legge dello Stato del Vermont potrebbe non riconoscere “i matrimoni gay”, ma potrebbe riconoscere le “unioni gay”? Ecco come si avvera un procedimento già osservato da Hannah Arendt: se una cosa voglio che sia così, basta negare che sia cosà. Basta fottersene (se si ha la forza o la propaganda dalla propria parte) della realtà, no? Peccato che tale procedimento lo abbia già applicato, metodicamente e su larga scala, anche quel tale che aveva un patronimico che iniziava per H e finiva per R, che aprì le prime camere a gas – scrisse sul suo decreto legge – “per concedere una buona morte ai malati di mente”. Ma non è Haider

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Secondo la Costituzione degli Usa, nessuno stato può negare ai suoi cittadini i diritti costituzionali che siano riconosciuti da un altro stato. Ecco perché è importante l’attuale discussione in corso nel Vermont a proposito della legalizzazione dei matrimoni gay. La Corte Suprema del Vermont ha stabilito che le coppie omosessuali godano degli stessi diritti e benefici garantiti alle unioni eterosessuali e ora l’assemblea legislativa di quello stato sta cercando il modo di tradurre in legge questa decisione giuridica. Finora il comitato incaricato di stendere la proposta legislativa ha tenuto delle riunioni pubbliche questa settimana. Se il Vermont riconoscerà effettivamente i matrimoni gay e se la Corte Suprema degli Usa giudicherà questa legge costituzionale, allora tutti gli altri 49 stati e territori degli Usa dovranno garantire il riconoscimento legale alle coppie dello stesso sesso.

Il governatore del Vermont chiede leggi che riconoscano gli stessi diritti, benefici, e privilegi delle unioni eterosessuali a quelle gay, ma senza chiamarle “matrimoni”. Vedete quanto rispetto per la relazione parole-realtà! Questo, naturalmente, è il punto fondamentale dell’intero dibattito. Augusto Del Noce aveva detto che l’esito logico della modernità come modo di pensare sarebbe stato la costituzione del “Gaio Stato”, perché la modernità rende la realtà totalmente dipendente dal pensiero. Naturalmente il miglior esempio di tutto questo è stata l’insistenza del Presidente Clinton quando ha affermato di non aver avuto rapporti sessuali con la sua collaboratrice perché, per lui, fare sesso orale non significava avere un rapporto sessuale. Si può rinvenire la stessa dissociazione tra pensiero e realtà nell’affermazione del Governatore del Vermont: “I cittadini del Vermont sono del tutto favorevoli all’idea dei diritti per tutti e allo stesso modo non gradiscono il concetto di ‘matrimonio gay’”. Diritti, gay, matrimonio, sono diventati dei “concetti”. Naturalmente, in una cultura che ha separato completamente il sesso dalla riproduzione, che si rivolge sempre più alla tecnologia genetica per la nascita progettata (dal pensiero) dei bambini, una cultura dove i matrimoni non sono ormai niente più che un contratto legale, non c’è alcun modo per negare i suoi benefici alle coppie gay.

(È la stessa cultura in cui una campagna d’opinione è prossima a considerare la morte non solo come un fatto biologico ma come una condizione sociale definita dalle leggi).

Il pensiero astratto è sempre assolutamente coerente con le sue premesse ed è per questo motivo che non può afferrare ciò che è unico e irripetibile, vale a dire la realtà della persona umana.

Ma è esattamente questo riconoscimento che sta alle basi dell’amore.

Tuttavia il Governatore del Vermont osserva: “nessuno canta canzoni d’amore sulle unioni di fatto”. Questo è quanto rimane dell’impatto della realtà, le canzoni d’amore. C’è ancora speranza, credo. Una rieducazione alla realtà dovrà cominciare proprio da questa curiosa insistenza del cuore, non ancora obliterato dalla tirannia del pensiero astratto.

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