Il pedofilo seriale Jimmy Savile non era nessuno. In Inghilterra sono i professoroni a dire che «è normale voler fare sesso con i bambini»

Mentre si allarga lo scandalo abusi legato allo showman della Bbc, qualcuno ricorda una agghiacciante conferenza organizzata alla Cambridge University nel 2013

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Si sta ingigantendo spaventosamente nel Regno Unito lo scandalo pedofilia innescato dalla scoperta degli abusi commessi per anni da Jimmy Savile, il noto showman della Bbc morto a 84 anni nell’ottobre del 2011. Le indagini condotte in 28 strutture sanitarie britanniche in cui l’uomo si recava come volontario, infatti, hanno rivelato che potrebbero essere molte di più le persone coinvolte nel “giro”, e tra esse figurerebbero secondo le notizie di stampa anche una ventina di politici di tutti e tre i principali partiti.

«DUE GIORNI ECCEZIONALI». Ma mentre il paese si interroga sconvolto sulla perversione del suo passato, qualcuno ricorda che ancora oggi, nel presente, non negli “amorali” anni Settanta e Ottanta, la campagna per la normalizzazione della pedofilia prosegue indisturbata. Andrew Gilligan ha rispolverato per il Telegraph una conferenza accademica tenutasi il 4 e 5 luglio del 2013 sulla classificazione della sessualità all’interno del Dsm (il manuale della malattie psichiatriche), nella cui presentazione si sosteneva che «l’interesse pedofilo è naturale e normale per i maschi», e che «una nutrita minoranza di maschi normali vorrebbe fare sesso con i bambini (…) gli uomini normali sono eccitati dai bambini». Non sono farneticazioni «pronunciate in privato», sottolinea il quotidiano inglese, ma le «affermazioni centrali» di una conferenza tenuta all’Università di Cambridge, e contenute in «una presentazione accademica spedita, all’atto dell’invito da parte degli organizzatori, a molti dei maggiori esperti del campo».
Fra i partecipanti, nota Gilligan, c’era persino Tom O’Carroll, accusato di abusi su diversi minori e noto attivista per la legalizzazione della pedofilia. «Meraviglioso!», aveva scritto l’uomo sul suo blog commentando una delle rare occasioni in cui «mi sono potuto sentire relativamente popolare».

L’ULTIMO TABÙ. Il paese – osserva il giornalista – segue atterrito le notizie sul coinvolgimento di importanti personalità in abusi e insabbiamenti avvenuti trent’anni fa, ma esiste «una minaccia molto più attuale», e cioè «i tentativi, in atto oggi, da parte di pezzi dell’élite accademica di portare il sesso con i bambini entro i confini dell’accettabilità». Purtroppo secondo Gilligan «i fatti avvenuti decenni fa nei camerini della Bbc» e nei «corridoi del potere non erano solo errori istituzionali o “complotti” dell’establishment», ma i frutti di «un clima di tolleranza intellettuale di gran lunga maggiore verso pratiche che oggi fanno orrore». In quegli anni la pedofilia, insiste il cronista del Telegraph, era per un certo mondo «solo un altro confine repressivo da spazzare via» e il sostegno più pesante a questa idea «venica dal mondo accademico». Gilligan fa gli esempi di Brian Taylor, docente di sociologia all’Università del Sussex che nel 1981 parlò di “pregiudizio” verso il sesso con i bambini, e di Peter Righton, direttore della formazione presso l’Istituto nazionale di assistenza sociale, condannato per crimini sessuali contro i bambini. Sempre nel 1981 Ken Plummer, professore emerito di sociologia all’Università dell’Essex, scriveva che «il senso di isolamento, colpa e angoscia di molti pedofili non sono intrinseci al fenomeno, ma derivano dall’estrema repressione sociale di questa minoranza». In genere, sosteneva ancora Plummer, «i pedofili sono accusati di essere seduttori e stupratori di bambini» quando invece «loro sanno che le loro esperienze sono spesso tenere e amorose».

SIAMO TUTTI PEDOFILI. Ma per Plummer queste non sono idee nate e abbandonate negli anni Ottanta. Nel 2012, ricorda Gilligan, il professore ha riproposto nel suo blog personale il capitolo di un libro del 1991 in cui vergava nero su bianco questa idea: «Ora che l’omosessualità tende a generare meno panico, il nuovo paria “molestatore di bambini” è diventato l’ultimo demone sociale», eppure «molti adulti pedofili raccontano che i ragazzini cercano attivamente partner sessuali» e «la stessa “infanzia” non è un dato biologico ma un oggetto sociale prodotto della storia». Forse, però, nota Gilligan, nessuno batterà in quanto a idee controverse l’intervento pronunciato l’anno scorso alla conferenza di Cambridge da Philip Tromovitch, professore universitario in Giappone, che ha parlato della “prevalenza della pedofilia” sostenendo che «probabilmente gli uomini sono in maggioranza pedofili e ebefili».

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