Uscire dalla crisi. La sinistra ha idee chiare, ma sbagliate. La destra ha idee giuste, ma confuse

La «stabilità fiscale» fine a se stessa non serve. Senza rilanciare «innovazione» e «sviluppo» la «morsa debito-rigore» ci schiaccerà comunque. Ma c’è qualcuno in Parlamento che se n’è accorto? Cinque proposte di Paolo Savona

Dalla morsa «debito-rigore» non si esce né con l’inasprimento fiscale né con la patrimoniale, ma rilanciando l’innovazione, con più credito e infrastrutture. È questa la strada percorrere, secondo l’economista Paolo Savona che oggi ha firmato un editoriale sul Sole 24 Ore per spiegare come fare, denunciando sia l’impasse dei partiti italiani sia l’«ignavia dell’Unione europea sui modi in cui si raggiunge la disciplina fiscale, purché la si raggiunga».

RILANCIARE INNOVAZIONE E SVILUPPO. L’Italia, che è ormai «stretta nella morsa del debito pubblico e delle politiche europee di stabilità fiscale», secondo Savona, «ha bisogno di un piano per rilanciare l’innovazione, ancorando l’alleggerimento dello sgravio fiscale a questo obiettivo e non ai consumi interni»; e ha altresì bisogno «di un trattamento regolamentare controllato, ma meno gravoso dell’attuale, per le banche che concedono credito all’economia finalizzato a uno scopo; di un’interpretazione dei vincoli fiscali coerenti con il dettato di Maastricht, che prevede il superamento del parametro del 3 per cento laddove promuove uno sviluppo che consenta di rientrare nel parametro alla ripresa del ciclo» e di un «piano di infrastrutturazione europea (…) finanziato con la garanzia dell’Unione». A ciò si dovrebbe aggiungere poi l’«attribuzione alla Bce del compito di intervenire sul cambio per impedire che il valore esterno dell’euro venga fissato dai comportamenti monetari di Stati Uniti», Cina e altri Paesi.

PARTITI FERMI E GOVERNO IN SCACCO ALL’UE. Di tutto questo, purtroppo, però, non c’è nemmeno l’ombra «nei programmi dei partiti», avverte Savona. «La sinistra non riesce a disfarsi dall’idea che lo sviluppo si ottenga redistribuendo il reddito e, conscia che i redditi da redistribuire sono prosciugati, indirizza le voglie sulla ricchezza». Mentre «la destra che anela allo stesso sviluppo, non sa dire come ottenerlo, chiedendo di ridurre la pressione fiscale, conscia che non ci sono le risorse per farlo se non si taglia la spesa pubblica». E aggiunge: «Le idee chiare, ma sbagliate della prima, si contrappongono alle idee poco chiare, ma giuste, della seconda». Ma la verità è che nessuno «sa come invertire la rotta». E quel che è peggio è che «la maggioranza è ancora dominata dagli europeisti a oltranza che sono disposti a rinunciare alla residua sovranità nazionale per sopravvivere, con la certezza della rinunzia e l’incertezza della sopravvivenza».

LA PATRIMONIALE NON SERVE. «Il debito pubblico – prosegue Savona – non si può ridurre né propiziando avanzi di bilancio, perché le conseguenze sulla disoccupazione sarebbero drammatiche, né cedendo pezzetti di patrimonio pubblico che finiscono con alimentare spese correnti o detassazioni lasciando aperto il problema del debito e del rilancio dello sviluppo». Mentre «una tassa patrimoniale, ancorché risolvere il problema, darebbe il colpo di grazia alle speranze di rimborso del debito e di una ripresa produttiva, perché accelererebbe le vendite di titoli e di immobili e la fuga di capitali». A parte il fatto che «colpirebbe il ceto medio risparmiatore, quello che, avendo capito che il sistema pensionistico non avrebbe potuto reggere, ha provveduto per tempo ad accumulare ricchezza, ossia un fondo pensioni integrativo». Proprio quella ricchezza «accumulata assolvendo agli obblighi tributari», che già «viene tassata» ed è «minacciata di essere tassata ancor di più».

ALZARE LE TASSE NEMMENO. Ma «la stabilità fiscale ottenuta con l’aumento delle tasse ha ben poco da spartire con la necessità dello sviluppo di far crescere gli investimenti per aumentare la produttività e di rilanciare il credito alla produzione, in particolare nel settore delle costruzioni». Soprattutto in un momento in cui la «disoccupazione» è ancora elevata.