Papa Francesco: «Nella nostra società di orfani, la Chiesa sia madre che genera figli»

«Se la Chiesa non è madre, è brutto dire che diventa una zitella, ma diventa una zitella! È così: non è feconda. L’identità della Chiesa è evangelizzare, cioè fare figli»

Papa Francesco, aprendo il Convegno Pastorale diocesano di Roma, è intervenuto sul tema: “Un popolo che genera i suoi figli. Comunità e famiglia nelle grandi tappe dell’iniziazione cristiana”. Dialogando con parroci, catechisti e fedeli, il Pontefice ha parlato della famiglia e delle difficoltà della vita moderna che «ci schiaccia», lasciandoci, così come lui l’ha definita, in una situazione di «orfanezza». Orfani di «una strada sicura da percorrere, di un maestro di cui fidarsi, di ideali che riscaldino il cuore, di speranze che sostengano la fatica del vivere quotidiano».

UNA SOCIETA’ DI ORFANI. «Questa è la società degli orfani!», ha detto Francesco. «Orfani, senza memoria di famiglia: perché i nonni sono allontanati, in casa di riposo, non hanno quella presenza, quella memoria di famiglia; orfani, senza affetto d’oggi o un affetto troppo di fretta: papà è stanco, mamma è stanca, vanno a dormire… E loro rimangono orfani. Orfani di gratuità! Abbiamo bisogno di senso di gratuità: nelle famiglie, nelle parrocchie, nella società tutta. Ma se noi non abbiamo il senso della gratuità nella famiglia, nella scuola, nella parrocchia ci sarà molto difficile capire cosa è la grazia di Dio, quella grazia che non si vende, che non si compra, che è un regalo, un dono di Dio: è Dio stesso. E per questo sono orfani di gratuità».
La nostra società, ha proseguito Bergoglio, «rinnega i suoi figli! Per esempio a quasi un 40 per cento dei giovani italiani non dà lavoro. Cosa significa? “Tu non mi importi! Tu sei materiale di scarto! Mi spiace, ma la vita è così”».

ATTRAZIONE MATERNA. Ma così, dimenticando il senso delle cose, «le cose diventano idoli». Per questo c’è bisogno che la Chiesa sappia indicare e accompagnare su una la strada sicura. «La sfida grande della Chiesa oggi – ha detto papa Francesco – è diventare madre: madre! Non una Ong ben organizzata, con tanti piani pastorali… Ma quello non è l’essenziale, quello è un aiuto. A che cosa? Alla maternità della Chiesa: se la Chiesa non è madre, è brutto dire che diventa una zitella, ma diventa una zitella! È così: non è feconda. L’identità della Chiesa è evangelizzare, cioè fare figli». Come già aveva detto Benedetto XVI, Pertanto allo Spirito Santo va chiesta la grazia della fecondità per procedere “nella conversione pastorale e missionaria”. Richiamando Benedetto XVI, la Chiesa non cresce per proselitismo ma per attrazione, «per attrazione materna». «La Chiesa diventa più giovane quando è capace di dare più figli; diventa più giovane quanto più diventa madre. Questa è la nostra madre, la Chiesa; e il nostro amore di figli. Essere nella Chiesa è essere a casa, con mamma; a casa di mamma. Questa è la grandezza della rivelazione».

PATIRE CON. «A me – ha proseguito il Pontefice – piace sognare una Chiesa che viva la compassione di Gesù. Compassione è “patire con”, sentire quello che sentono gli altri, accompagnare nei sentimenti. È la Chiesa madre, come una madre che carezza i suoi figli con la compassione. Una Chiesa che abbia un cuore senza confini, ma non solo il cuore: anche lo sguardo, la dolcezza dello sguardo di Gesù, che spesso è molto più eloquente di tante parole».
Il Papa ha poi rivolto un pesniero affettuoso ai parroci: «Io voglio tanto bene ai sacerdoti, perché fare il parroco non è facile. È più facile fare il vescovo che il parroco! Perché noi vescovi sempre abbiamo la possibilità di prendere distanza o nasconderci dietro il “Sua Eccellenza”: e quello ci difende! Ma fare il parroco, quando ti bussano alla porta: “Padre questo; padre qua e padre là…”. Non è facile!».