Papa Francesco ai medici italiani: «No a leggi sull’eutanasia»

Il Pontefice: «Si può e si deve respingere la tentazione, indotta anche da mutamenti legislativi, di assecondare una possibile volontà di morte del malato»

Francesco ha ricevuto in Udienza presso la Sala Clementina la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, Vaticano, 20 settembre 2019

Articolo tratto dall’Osservatore romano – «Non esiste un diritto a disporre arbitrariamente della propria vita»: il Papa cita direttamente il punto numero 169 della Nuova Carta per gli Operatori Sanitari, pubblicata nel febbraio 2017 dalla Santa Sede, durante l’udienza alla federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri italiani, per ribadire che eutanasia e suicidio assistito sono «strade sbrigative» e mai «espressione di libertà della persona».

Servizio alla vita

Ricevuti in Vaticano la mattina di venerdì 20 settembre, i medici italiani hanno «dedicato l’ultimo triennio agli “stati generali” della professione» — come ricorda il Pontefice nel suo discorso — confrontandosi «su come esercitare al meglio» l’attività «in un mutato contesto sociale». E in proposito Francesco rimarca come la medicina sia «per definizione servizio alla vita umana», il che comporta «un essenziale e irrinunciabile riferimento alla persona nella sua integrità spirituale e materiale, nella sua dimensione individuale e sociale», perché «la medicina — scandisce il Pontefice — è a servizio dell’uomo, di tutto l’uomo, di ogni uomo».

Mutamenti legislativi

Soffermandosi quindi sulle «giuste preoccupazioni» della federazione «per le insidie» a cui sono esposti i camici bianchi, il Papa evidenzia che essi «sono chiamati a rapportarsi al paziente considerando la sua singolarità di persona che ha una malattia, e non solo il caso di quale malattia ha quel paziente». Insomma «è importante che il medico non perda di vista la singolarità di ogni malato, con la sua dignità e la sua fragilità. Un uomo o una donna — spiega Francesco — da accompagnare con coscienza, con intelligenza e cuore, specialmente nelle situazioni più gravi». E «con questo atteggiamento — è la raccomandazione conclusiva — si può e si deve respingere la tentazione, indotta anche da mutamenti legislativi, di assecondare una possibile volontà di morte del malato». Anche perché, di fronte alle richieste di aiuto “ad anticipare” il decesso, si rischia una «falsa compassione», per cui un medico finisce col «farsi tutore esecutivo di un diritto inesistente».

Foto Ansa