Papa Francesco: «La novità di Dio è il cristiano che vive il Vangelo»

Il Santo Padre alla messa conclusiva del Sinodo sulla famiglia e per la beatificazione di Paolo VI spiega il significato della frase: «Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio»

Papa Francesco nell’omelia della messa conclusiva del Sinodo sulla famiglia ha spiegato il senso di «una delle frasi più celebri di tutto il Vangelo: “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” (Mt 22,21)».

«UNA RISPOSTA AD EFFETTO». Alla «provocazione dei farisei, che volevano fargli l’esame di religione e condurlo in errore, Gesù risponde con questa frase ironica e geniale», ha detto il Papa di fronte a 80 mila fedeli. «È una risposta ad effetto che il Signore consegna a tutti coloro che si pongono problemi di coscienza, soprattutto quando entrano in gioco le loro convenienze, le loro ricchezze, il loro prestigio, il loro potere e la loro fama. E questo succede in ogni tempo, da sempre».
«L’accento di Gesù – ha spiegato Francesco – ricade certamente sulla seconda parte della frase (“rendete a Dio quello che è di Dio”)». Che «significa riconoscere e professare – di fronte a qualunque tipo di potere – che Dio solo è il Signore dell’uomo, e non c’è alcun altro. Questa è la novità perenne da riscoprire ogni giorno, vincendo il timore che spesso proviamo di fronte alle sorprese di Dio».

«IL REGNO DI DIO NON È UN FUGA DALLA REALTÀ». Dio, infatti, ha proseguito Francesco, «non ha paura delle novità! Per questo, continuamente ci sorprende, aprendoci e conducendoci a vie impensate. Lui ci rinnova, cioè ci fa “nuovi” continuamente». E ha aggiunto: «Un cristiano che vive il Vangelo è “la novità di Dio” nella Chiesa e nel Mondo. E Dio ama tanto questa “novità”! «Dare a Dio quello che è di Dio», significa aprirsi alla Sua volontà e dedicare a Lui la nostra vita e cooperare al suo Regno di misericordia, di amore e di pace». E ancora: «Qui sta la nostra vera forza, il fermento che la fa lievitare e il sale che dà sapore ad ogni sforzo umano contro il pessimismo prevalente che ci propone il mondo. Qui sta la nostra speranza perché la speranza in Dio non è quindi una fuga dalla realtà, non è un alibi: è restituire operosamente a Dio quello che Gli appartiene. È per questo che il cristiano guarda alla realtà futura, quella di Dio, per vivere pienamente la vita – con i piedi ben piantati sulla terra – e rispondere, con coraggio, alle innumerevoli sfide nuove».

SEMINARE CON PAZIENZA. È ciò che «abbiamo visto in questi giorni durante il Sinodo straordinario dei Vescovi», ha detto Papa Francesco, dove «pastori e laici di ogni parte del mondo hanno portato qui a Roma la voce delle loro Chiese particolari per aiutare le famiglie di oggi a camminare sulla via del Vangelo, con lo sguardo fisso su Gesù. È stata una grande esperienza nella quale abbiamo vissuto la sinodalità e la collegialità, e abbiamo sentito la forza dello Spirito Santo che guida e rinnova sempre la Chiesa chiamata, senza indugio, a prendersi cura delle ferite che sanguinano e a riaccendere la speranza per tanta gente senza speranza». Lo Spirito Santo, ha aggiunto ancora il Papa, «accompagni ancora il cammino che, nelle Chiese di tutta la terra, ci prepara al Sinodo Ordinario dei Vescovi del prossimo ottobre 2015. Abbiamo seminato e continueremo a seminare con pazienza e perseveranza, nella certezza che è il Signore a far crescere quanto abbiamo seminato»

PAOLO VI E LA MISSIONE DELLA CHIESA. L’ultimo pensiero, nell’omelia e nell’angelus, è stato per papa Paolo VI, di cui si è celebrata al beatificazione. «Mi ritornano alla mente le sue parole – ha detto Francesco – con le quali istituiva il Sinodo dei Vescovi: “scrutando attentamente i segni dei tempi, cerchiamo di adattare le vie ed i metodi alle accresciute necessità dei nostri giorni ed alle mutate condizioni della società”». Ringraziamo «questo grande Papa, questo coraggioso cristiano, questo instancabile apostolo», ha proseguito il Santo Padre, «per la sua umile e profetica testimonianza di amore a Cristo e alla sua Chiesa».
Ringraziamo Paolo VI, «il grande timoniere del Concilio», ha concluso Papa Francesco, perché «ha saputo davvero dare a Dio quello che è di Dio dedicando tutta la propria vita all’“impegno sacro, solenne e gravissimo:  di continuare nel tempo e sulla terra la missione di Cristo” (Omelia nel Rito di Incoronazione: Insegnamenti I, 1963, p. 26), amando la Chiesa e guidando la Chiesa perché fosse “nello stesso tempo madre amorevole di tutti gli uomini e dispensatrice di salvezza” (Lett. enc. Ecclesiam Suam, Prologo)». Come ha dimostrato, peraltro, «anche il suo essere strenuo sostenitore della missione ad gentes della Chiesa; «un aspetto del suo pontificato che è significativo considerare proprio oggi che si celebra la Giornata missionaria mondiale».