Papa Francesco: Il demonio «sempre cerca di dividere le persone, le famiglie, le Nazioni e i popoli»

Papa Francesco all’Angelus ha ricordato i cristiani perseguitati di Mosul. Il demonio? È un nemico «astuto», che semina «il male in mezzo al bene»

Papa Francesco all’Angelus ha ricordato «con preoccupazione» i perseguitati cristiani di Mosul, in Iraq. Questi fratelli, ha detto il Papa, «sin dall’inizio del cristianesimo, hanno vissuto con i loro concittadini offrendo un significativo contributo al bene della società». «Oggi sono perseguitati. I nostri fratelli sono perseguitati, sono cacciati via, devono lasciare le loro case senza avere la possibilità di portare niente! Assicuro a queste famiglie e a queste persone la mia vicinanza e la mia costante preghiera. Carissimi fratelli e sorelle tanto perseguitati, io so quanto soffrite, io so che siete spogliati di tutto. Sono con voi nella fede in Colui che ha vinto il male». Il Papa ha accennato anche alle altre «situazioni di tensione e di conflitto», in Israele e Ucraina: «Il Dio della pace susciti in tutti un autentico desiderio di dialogo e di riconciliazione. La violenza non si vince con la violenza. La violenza si vince con la pace», ha detto.

IL MALE E IL BENE. Il Papa ha commentato la parabola del «buon grano e della zizzania». Il padrone semina il grano, ma il nemico nello stesso campo semina anche la zizzania; il padrone, tuttavia, impedisce ai suoi servitori di estirpare l’erba, per evitare che con essa venga sradicato pure il grano. La parabola, spiega il Santo Padre, «affronta il problema del male nel mondo e mette in risalto la pazienza di Dio». Zizzania in ebraico deriva dalla stessa radice di Satana, “divisione”. Il demonio, ha detto Francesco, «sempre cerca di dividere le persone, le famiglie, le Nazioni e i popoli». È un nemico «astuto», che semina «il male in mezzo al bene», è perciò «impossibile a noi uomini separarli nettamente». Ma, ha assicurato il Pontefice, «alla fine Dio potrà farlo. Lui si prende il tempo necessario, contrariamente a noi che a volte abbiamo una gran fretta di giudicare, classificare, mettere di qua i buoni, di là i cattivi».

PAZIENTE SPERANZA.«Dio invece sa aspettare. Egli guarda nel “campo” della vita di ogni persona con pazienza e misericordia: vede molto meglio di noi la sporcizia e il male, ma vede anche i germi del bene e attende con fiducia che maturino. Dio è paziente, sa aspettare. Che bello è questo: il nostro Dio è un padre paziente, che sempre ci aspetta e ci aspetta con il cuore in mano per accoglierci, per perdonarci! Sempre ci perdona, se andiamo da lui». Il padrone della parabola, ha spiegato il Pontefice ha la «speranza fondata sulla certezza che il male non ha né la prima né l’ultima parola». «Grazie a questa paziente speranza di Dio la stessa zizzania, cioè il cuore cattivo, con tanti peccati, alla fine, può diventare buon grano. Ma attenzione: la pazienza evangelica non è indifferenza al male; non si può fare confusione tra bene e male! Di fronte alla zizzania presente nel mondo – ha concluso il Papa – il discepolo del Signore è chiamato a imitare la pazienza di Dio, alimentare la speranza con il sostegno di una incrollabile fiducia nella vittoria finale del bene, cioè di Dio».