A Barcellona il Papa augura a tutti di rimanere inquieti: «È Dio che costruisce la nostra casa»

Di Redazione
11 Giugno 2026
Nella città catalana Leone XIV parla dell’inquietudine come «dono di Dio», e alla Sagrada Família ricorda che «Egli è l’artista che ha impresso il suo splendore nel cosmo»
Papa Leone XIV benedice la Torre di Gesù della Sagrada Familia a Barcellona
Papa Leone XIV benedice la Torre di Gesù della Sagrada Familia a Barcellona (foto Ansa)

Continua il viaggio di Papa Leone XIV in Spagna. Dopo la partecipazione di popolo con numeri ogni oltre aspettativa a Madrid, da martedì il Pontefice è a Barcellona, dove la risposta dei fedeli è stata altrettanto impressionante. Davanti a decine di migliaia di persone martedì sera Prevost ha guidato la veglia nello stadio olimpico Lluis Companys rispondendo alle domande di alcuni ragazzi.

Papa Leone XIV: «Siamo fatti su misura per l’infinito»

«Numerosi giovani e adulti stanno riscoprendo la fede cristiana», ha detto rispondendo a un neobattezzato, «magari dopo un periodo della vita in cui si erano un po’ allontanati da Dio. Si tratta di un passo davvero importante. Infatti, tutto ciò che scopriamo, accogliamo e viviamo gradualmente lungo il cammino contribuisce certamente alla nostra crescita, alla nostra maturità e ad ampliare gli spazi di vita dentro di noi; ma, allo stesso tempo, tra le gioie, i successi e le sconfitte, ci rendiamo conto che abbiamo bisogno di un’altra acqua per dissetarci più profondamente».

Il nostro desiderio di verità e di felicità «ha bisogno di un orizzonte più ampio. E questa inquietudine è un dono che Dio stesso ci ha dato: siamo fatti su misura per l’infinito e per questo ogni orizzonte finito, ogni passo, ogni conquista, pur soddisfacendoci, allo stesso tempo ci spinge avanti e ci invita a continuare a cercare, a cercare avanzando, ma, soprattutto, a cercare “scendendo interiormente”, cioè andando in profondità».

Non bisogna avere paura dell’inquietudine, ha detto, anzi, «è necessario coltivare quella sana inquietudine. Nelle nostre società, infatti, l’idolatria del profitto e del rendimento, la frenesia di dover sempre produrre ed essere vincitori, così come il culto della propria immagine, non sono altro che anestetici per addormentare la nostra coscienza e adattarla a una certa idea di società». Ed è «in questo mondo che dobbiamo coltivare l’inquietudine, non in un altro», ha sottolineato il Papa. «È all’interno di questa società che tu e tanti altri avete scoperto il valore di una vita più umana, più piena, aperta all’incontro con Dio e alla gioia della fede. Ciò significa che, nonostante le difficoltà, il luogo in cui Dio si fa presente e dove dobbiamo trovare le sue tracce è sempre la realtà in cui ci troviamo».

La messa nella Sagrada Família

E quello che Dio fa alla vita di chi lo incontra, Leone XIV lo ha spiegato bene ieri, quando nel pomeriggio ha celebrato messa nella Basilica della Sagrada Família e benedetto la Torre di Gesù Cristo, i cui lavori sono terminati: «Molto più di un monumento, la Basilica della Sacra Famiglia è ancora oggi un cantiere, che ci ricorda come la vita cristiana sia sempre un cammino, perché si tratta di un progetto, che Dio porta a compimento. Non abitiamo dunque un’opera incompiuta, ma un tempio ancora in costruzione. La sua imperfezione non è un difetto, perché attesta un desiderio; non significa una mancanza, ma esprime una promessa, che vogliamo onorare con coerenza. La nostra gratitudine diventa allora impegno, mentre cooperiamo al progetto di Dio, cioè alla costruzione cui Egli stesso ci chiama».

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La Sacra Scrittura, ha continuato Prevost nella sua omelia nella cattedrale di Barcellona, «ci insegna che non siamo noi a dare un posto a Dio, come se fosse l’elemento di una serie o la parte di un tutto più grande di Lui. È invece Dio che dà posto a noi, e il posto che ci dona è il suo cuore: il posto del Figlio, per noi che eravamo estranei; il posto dell’Amato, per noi che siamo peccatori. Questa sua volontà si compie mediante Gesù. […] Non possiamo credere in Gesù e fare guerra. Non possiamo credere in Gesù e uccidere l’innocente. Non possiamo credere in Gesù e abbandonare chi soffre, chi piange, chi fugge dalla miseria. Questa sera ricordiamo dunque che la Croce di Cristo, posta in cima a questa Basilica, è la Croce degli ultimi che diventano primi, dei peccatori che diventano santi, dei morti che risorgeranno».

Papa Leone XIV saluta la folla al suo arrivo presso l'Abbazia di Nostra Signora di Montserrat (foto Ansa)
Papa Leone XIV saluta la folla al suo arrivo presso l’Abbazia di Nostra Signora di Montserrat (foto Ansa)

Dio «è l’artista che ha impresso il suo splendore nel cosmo»

Proprio la fede, ha detto ancora Leone, «dà forma alle pietre e senso all’edificio che stiamo abitando insieme. Nella nostra preghiera scopriamo perciò l’originario legame delle cose con Dio, creatore del cielo e della terra: Egli è l’artista che ha impresso il suo splendore nel cosmo. Creato a sua immagine, l’uomo corrisponde all’opera di Dio col proprio ingegno: è così che l’artista fa del talento una lode e della creatività la testimonianza del Creatore stesso. Come architetto ardente di fede, il venerabile Antoni Gaudì pensò questi spazi volendo raccontare i misteri della vita del Signore […] In questo tempio d’immagini appare ancor più evidente come l’arte e la bellezza siano eminenti canali di evangelizzazione».

Per concludere, il Papa ha voluto riprendere il motto del suo viaggio: «Mentre alziamo lo sguardo a Lui, il Crocifisso Risorto, impegniamoci a sollevare il viso di chi è nella polvere (cfr 1Sam 2,8). E dimostriamo così che la Sacra Famiglia è la chiesa più alta del mondo non per primeggiare in classifiche mondane, ma per guidare i passi del popolo di Dio pellegrino in questa terra di Catalogna, con la croce che illumina il cammino, come lampada accesa nell’attesa del ritorno dello Sposo».

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