Pakistani, convertiti al cristianesimo, perseguitati, non li aiuta nessuno. Accade in Inghilterra

Nissar Hussain, sua moglie e i suoi sei figli sono presi di mira in continuazione dai vicini musulmani. Hanno già dovuto cambiare casa, ma né la polizia né la Chiesa li soccorre

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Una famiglia di pakistani convertita dall’islam al cristianesimo è costantemente perseguitata ed è già stata costretta a cambiare casa. Gli Hussain vengono presi di mira per strada, a scuola, la loro casa è bersagliata con lanci di uova e i cristalli della loro automobile vengono continuamente infranti. La polizia, sollecitata decine di volte, non fa nulla, al pari della Chiesa anglicana. Perché la famiglia Hussain non è perseguitata in Pakistan, ma in Inghilterra.

«LA NOSTRA VITA È UN INFERNO». Nissar Hussain, 49 anni, originario di Mirpur, nel nord del Pakistan, si è convertito al cristianesimo nel 1996. Trasferitosi in Inghilterra, è sposato con Kubra e insieme hanno sei figli, quattro femmine e due maschi. La famiglia vive a Bradford, vicino a Leeds, 300 chilometri a nord di Londra, ma la loro vita è diventata «un inferno» da quando i vicini musulmani hanno scoperto che sono degli «apostati».
Dopo aver ripetutamente infranto il parabrezza della sua auto, costringendolo a spendere oltre 5 mila sterline per le riparazioni, i vicini della comunità islamica hanno più volte spaccato le finestre della sua casa, «mentre altri stavano a guardare», e hanno minacciato anche di bruciare «casa mia se non mi fossi pentito, ritornando all’islam». «Hanno anche dato fuoco alla casa di fianco alla mia, che era disabitata, nella speranza che la nostra bruciasse. E quando sono andato alla polizia, mi hanno detto: “Smetti di fare le crociate”. Non hanno neanche registrato la denuncia», scrive Hussain in una lettera al deputato della sua zona.

LA DENUNCIA. Di conseguenza, nel giugno 2006, gli Hussain sono stati costretti a cambiare casa e andare a vivere in St Paul Street, sempre nella città di Bradford. All’inizio tutto è andato bene, «abbiamo stretto degli ottimi rapporti con i nostri vicini», fino a quando, nel 2008, Hussain non ha denunciato le ingiustizie subite in un documentario trasmesso da Channel 4 sulle persecuzioni patite dai musulmani convertiti al cristianesimo. Una famiglia musulmana della loro nuova zona li ha riconosciuti e il calvario è ricominciato.
La loro macchina è stata nuovamente presa di mira, così come i figli. Isaaq, appena 7 anni, studia in una scuola elementare gestita dalla Chiesa anglicana e frequentata da molti islamici. Le famiglie musulmane del quartiere, appreso che Isaaq era un «apostata», si sono rifiutate di prenderlo in macchina con loro per portarlo a scuola, come avveniva prima. Poi «si è sparsa la voce nell’edificio scolastico» e anche la figlia più giovane, Leena, 14 anni, ha cominciato ad aver problemi.

«NON CI MISCHIAMO CON GLI APOSTATI». I suoi amici hanno smesso di parlarle, perché «i nostri genitori ci hanno detto che non dobbiamo mischiarci con voi apostati». Commenta il padre: «L’hanno fatta sentire come una cittadina di serie B, stava malissimo». Gli abusi si verificavano «ogni giorno». A marzo, Hussain è venuto alle mani con un vicino che per strada ha «insultato e minacciato» sua moglie. Per questo, è stato denunciato, arrestato e ha passato 12 ore alla polizia, prima di essere rilasciato.

NIENTE PIÙ LAVORO. L’unica misura che la polizia ha preso è stata avvisare un vicino degli Hussain di non importunarli più, dopo che il figlio più piccolo della famiglia ha registrato una delle tante telefonate in cui i vicini lo minacciavano. Le minacce però, al pari dei vandalismi, non sono stati considerati dalla polizia motivati da odio religioso.
A causa dei continui abusi, «dai quali la comunità pakistana non ci difende, perché ci hanno emarginato», Hussain ha perso il lavoro come infermiere in un ospedale, dopo che gli è stato diagnosticato il disturbo post-traumatico da stress.

CRITICHE ALLA CHIESA. Gli Hussain non hanno nessuna intenzione di abbandonare la religione cristiana, nonostante le minacce, però hanno smesso di frequentare la Messa presso la Chiesa di Inghilterra. «Non hanno fatto niente per noi, così ci abbiamo dato un taglio». Anche l’Inghilterra li ha delusi. «Viviamo in una società libera e democratica, quello che ci stanno facendo è terribile. Stanno sabotando le nostre vite e questo non dovrebbe accadere nel Regno Unito». Disperati, stanno pensando di cambiare casa di nuovo.

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