Pakistan, suora: «Cristiani disumanizzati, ci trattano come merce»

Suora del Punjab parla a Fides della drammatica situazione delle donne in Pakistan, raccontata proprio sul numero 27 di Tempi dal 7 luglio in edicola: «Le donne cristiane portano lo stigma di appartenere a una minoranza religiosa, subiscono abusi, maltrattamenti, stupri e debbono restare in silenzio, pena altre violenze contro la loro famiglia»

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«Noi cristiani siamo realmente disumanizzati, siamo trattati come oggetti e come merce da vendere. Viviamo in un sistema in cui solo i potenti hanno diritti. Ai cristiani non viene garantita la giustizia dai tribunali: è una gravissima lacuna nello stato di diritto, e questa è una delle principali cause di sofferenza e di persecuzione dei cristiani in Pakistan».

Parla così una suora del Punjab, sotto anonimato, all’agenzia Fides. La ragazza si occupa di accogliere, nascondere, recuperare le ragazze cristiane maltrattate, rapite, stuprate o costrette a matrimoni islamici. «Quella di Farah è una storia molto triste. E purtroppo non è unica né rara. Ne registriamo almeno 700 ogni anno e riusciamo a salvare solo poche decine di ragazze» continua la suora. Farah Hatim, come raccontato nel numero 27 di Tempi dal 7 luglio in edicola, è una cristiana pakistana di 24 anni rapita il 7 maggio scorso mentre andava al lavoro e che la famiglia di origine non riesce a liberare da un matrimonio e da una conversione forzati.

«Quando una famiglia cristiana viene a piangere da noi, segnalandoci un caso – racconta a Fides la religiosa – andiamo dai capi del villaggio per avere il loro appoggio, fondamentale per la cosiddetta “legge della jirga” (assemblea), consuetudinaria nei villaggi. A volte ci ascoltano e ci aiutano. Ma quando sono in gioco potenti clan musulmani, dicono di non poter far nulla. Allora si dovrebbe applicare il diritto penale nazionale, ma il punto è che i tribunali di primo grado sono corrotti e del tutto manovrati da uomini politici, da leader islamici fondamentalisti o da grandi feudatari. E’ un circolo vizioso, per cui alle minoranze cristiane non viene garantita la giustizia: è una grave lacuna nello stato di diritto e una delle principali cause di sofferenza e di persecuzione dei cristiani in Pakistan».

La situazione delle donne in Pakistan, come testimonia la suora, rimane drammatica: «Le donne non valgono nulla. Solo l’8% delle donne riceve un’istruzione in Pakistan. Le bambine vengono spesso abortite. C’è un problema di fondo di cultura e di mentalità tribale. Le donne cristiane portano in più lo stigma di appartenere a una minoranza religiosa: sono le più deboli e vulnerabili, non hanno voce. I potenti musulmani ne approfittano. Le ragazze subisco abusi, maltrattamenti, stupri e debbono restare in silenzio, pena altre violenze contro la loro famiglia. C’è una discriminazione di fatto: i cristiani non sono veri cittadini, in quanto non possono avere giustizia rispetto a tali patenti violazioni dei loro diritti individuali e di comunità».

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