Pakistan, non partecipa alle proteste contro il film anti-islam: musulmano accusato di blasfemia

Succede a Hyderabad. Haji Nasrullah Khan si è rifiutato di chiudere il suo negozio per solidarietà alle proteste. È accusato di avere in questo modo implicitamente appoggiato il film. Per la polizia l’accusa è infondata.

Un musulmano è stato accusato di blasfemia in Pakistan per non aver partecipato alle proteste contro il film “L’innocenza dei musulmani” nella città di Hyderabad.

NON CI SONO PROVE. Come riporta il Times of India, centinaia di musulmani hanno chiesto a Haji Nasrullah Khan di chiudere il suo negozio per solidarietà alle proteste. L’uomo si è rifiutato e uno dei suoi dipendenti ha protestato dicendo che decidendo in questo modo era come se appoggiasse il film e l’ha accusato formalmente di blasfemia. Il capo della polizia di Hyderabad Fareed Jan ha dichiarato che Khan è stato accusato di avere insultato Maometto. Ha anche aggiunto che, però, non c’è nessuna prova a sostegno dell’accusa ma che la polizia è stata costretto a formalizzare il caso sotto la pressione degli estremisti.

ACCUSE STRUMENTALI. La legge sulla blasfemia in Pakistan prevede punizioni fino alla condanna a morte ma viene spesso usata in maniera strumentale dagli estremisti islamici, come anche il caso di Rimsha Masih ha dimostrato. Ad essere accusati sono sia le minoranze religiose come i cristiani o i sikh sia i musulmani, spesso per motivi economici più che religiosi. A maggio Gabriela Knaul, inviato Onu per l’indipendenza dei giudici e degli avvocati, ha dichiarato: «Sono a conoscenza di molte cause in cui i giudici sono stati costretti a condannare gli accusati anche in mancanza di prove. Lo fanno perché sono spaventati, temono di subire le vendette delle comunità locali per il modo in cui interpretano la legge».