Pakistan, se sei cristiano non puoi più neanche prendere l’aereo per andare all’estero

Accusati di volersi recare in Sri Lanka «per chiedere asilo», due fratelli cristiani con i documenti in regola non hanno potuto lasciare il Pakistan. «Diritto alla libertà di movimento violato a causa della fede»

Basta essere cristiani in Pakistan per vedersi negato il diritto di recarsi all’estero. Anche se si è dotati di tutti i documenti e le carte necessarie per farlo. È quello che testimonia la storia di Irfan Masih e sua sorella Maria Batool, cristiani di Kasur, vicino a Lahore, che sono stati bloccati all’aeroporto per due volte e per due volte si sono visti negare il diritto a viaggiare in Sri Lanka.

IL VIAGGIO. I due cristiani, assistiti dall’avvocato Mushtaq Gill, hanno fatto causa alla Federal Investigation Agency (Fia). Dopo aver ricevuto, come previsto dalla legge, una lettera di invito da un amico di famiglia, Nalika Damayanthi, residente in Sri Lanka, e aver ottenuto regolarmente il visto, hanno comprato un biglietto aereo per la tratta Lahore-Colombo. Il 12 maggio, però, una volta arrivati all’aeroporto internazionale Allama Iqbal per imbarcarsi, sono stati bloccati da alcuni ufficiali della Fia.

«VOLETE CHIEDERE ASILO». Dopo aver controllato i loro documenti, che erano in regola, non gli hanno permesso di salire sull’aereo e li hanno rispediti indietro dopo aver visto sui documenti la dicitura “cristiano” alla voce “religione”. I fratelli hanno comprato nuovi biglietti per partire l’1 giugno ma ancora una volta sono stati bloccati all’imbarco. Gli ufficiali della Fia li hanno accusati di volersi recare in Sri Lanka per chiedere asilo, «come fanno molti cristiani viaggiando in paesi come anche Malaysia e Thailandia».

«DIRITTI VIOLATI PERCHÉ CRISTIANI». Lo stesso Gill ha dichiarato all’Express Tribune di essere stato bloccato in modo simile nel dicembre del 2014, quando è stato invitato a tenere una conferenza in Italia in difesa di Asia Bibi. «Continuavano a dire che volevo recarmi in Italia per chiedere asilo. Sono potuto salire sull’aereo solo dopo aver chiesto a dei poliziotti di intervenire». Il diritto dei miei clienti, continua Gill, «alla libertà di movimento è stato violato a causa della loro fede. Loro non hanno nessuna intenzione di chiedere asilo».

«TROPPA DISCRIMINAZIONE». La discriminazione messa in atto dalla Fia rivela un altro grave problema, oltre alla violazione della libertà di movimento. La discriminazione e persecuzione dei cristiani è così diffusa e nota a tutti, che è sufficiente un biglietto d’aereo verso l’estero a far sorgere il sospetto che i proprietari vogliano chiedere asilo. Come se fosse scontato. «Il fatto che così tanti cristiani cerchino di chiedere asilo all’estero», ha aggiunto l’avvocato, «fa capire il livello di persecuzione in questo paese. I cristiani in Pakistan subiscono discriminazioni, violenza da parte di gruppi di estremisti, abuso della legge sulla blasfemia, disuguaglianza davanti alla legge, minacce, molestie e discriminazione sul posto di lavoro». Se fossero stati musulmani, i due fratelli «sarebbero potuti salire su quell’aereo».

Foto Ansa