Otto domande non negoziabili che gireremo ai candidati premier

Eugenia Roccella pone otto domande a chi governerà l’Italia su legge 40, aborto, unioni di fatto, omofobia, fine vita, biobanche e scuole paritarie

Caro direttore, sono ormai innumerevoli i richiami della Chiesa ai princìpi non negoziabili come cardini dell’umano, impossibili da rinnegare se vogliamo restare, come avrebbe detto Sciascia, uomini umani. Nella sua ultima prolusione, densa, appassionata e nitidamente argomentata, il cardinale Bagnasco formula la questione antropologica in termini di primato, e lo fa alla vigilia del voto. I cittadini, credenti e non credenti, devono scegliere in base alle cose che più contano e che si trascinano dietro tutte le altre, perché sono alla radice dell’esperienza umana. È necessario, quindi, che gli elettori sappiano dove quei princìpi sono meglio tutelati; di più, bisogna che “si certifichi dove trovino dimora”. Dato che un’authority che certifichi il grado di impegno di ogni soggetto politico sui princìpi non negoziabili non esiste, dobbiamo assumerci questa responsabilità da soli, contando sulla nostra capacità di discernere.

Il compito appare semplice: basta leggere i programmi, verificare la composizione delle liste, valutare le promesse dei partiti e le intenzioni dei candidati. In realtà orientarsi non è facile come sembra. L’informazione è selettiva e spesso ingannevole, le dichiarazioni dei politici non sempre attendibili, quelli che crediamo fatti al momento buono si rivelano come apparenze. Quasi tutti gli schieramenti propongono candidati cattolici, che spesso sinceramente si spendono sui princìpi non negoziabili. Ma la testimonianza, in politica, non basta: conta anche, e molto, l’appartenenza a un partito piuttosto che a un altro, e l’agibilità politica che quel partito garantisce.
Bisogna sapere se sui temi che ci stanno a cuore una forza politica è disposta a costruire o smontare alleanze, e se il singolo parlamentare è disposto a metterci la faccia e giocarsi la poltrona. Ma soprattutto bisogna sapere quali sono le reali questioni sul tappeto, e misurare le intenzioni non su affermazioni generiche o scontate ma su provvedimenti concreti e opzioni precise. Propongo un mio piccolo elenco di brevi e semplici domande, che mi piacerebbe sottoporre ai candidati premier.

1. Siete disposti ad approvare la legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento nella formulazione attuale, così come è stata approvata dalla Camera?
2. Considerando che le linee guida della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita dovranno essere rinnovate, siete disposti a chiarire che la diagnosi preimpianto sugli embrioni non può essere consentita?
3. Siete disposti a difendere i confini della legge 40?
4. Pensate di mantenere le attuali linee ministeriali per l’uso della pillola abortiva Ru486, che prevedono il ricovero ospedaliero ordinario, e non il day hospital, per i giorni richiesti dall’intera fase abortiva (tre in media)?
5. Pensate di regolamentare le unioni di fatto eterosessuali e omosessuali o ritenete che basti garantire ai componenti di una coppia i diritti individuali?
6. Prevedete la proposta di un disegno di legge specifico sull’omofobia?
7. Cosa pensate delle scuole paritarie e come pensate eventualmente di sostenerle?
8. Ritenete necessario modificare la legislazione sulle biobanche?

Se sottoponessimo i leader a questo test e confrontassimo le risposte avremmo qualche elemento in più per decidere, ed evitare brutte sorprese.
Tempi può provarci?
Eugenia Roccella