Ora i giudici si fanno pure gli affari di famiglia: negata adozione a una coppia (idonea) con cinque figli

Secondo il Tribunale di Firenze il nuovo arrivato «metterebbe a rischio l’equilibrio e l’armonia che i due coniugi hanno saputo garantire fino ad ora»

A Firenze una coppia con cinque figli, sposata da quasi trent’anni e risultata perfettamente idonea all’adozione nelle valutazioni psico-sociali, si è vista negare dal Tribunale la possibilità di adottare un sesto bambino perché il nuovo arrivato, secondo i giudici, «metterebbe a rischio l’equilibrio e l’armonia che i due coniugi hanno saputo garantire ai propri figli fino ad ora». È la notizia sconcertante riportata oggi dal quotidiano Avvenire. Che si domanda, giustamente: ma se i periti e le stesse toghe devono riconoscere che i genitori in questione «hanno saputo garantire equilibrio e armonia» a ben cinque figli, di cui per altro già due sono adottati (e ammalati), perché non dovrebbero saper garantire lo stesso anche al sesto?

INGERENZA INACCETTABILE. Secondo l’Aibi, un movimento che riunisce famiglie aperte all’affido o all’adozione internazionale, e che si è preso a cuore il caso, si tratta, da parte dei giudici fiorentini, di una «valutazione di “opportunità”» che non spetta affatto a loro ma «solo ai privati». «Il Tribunale per i minorenni e il pm avrebbero dovuto limitarsi alla verifica del rispetto dei requisiti di legge per l’adozione di un minore straniero, evitando» di spingersi oltre con un verdetto «inaccettabile» che rappresenta «una ingerenza incostituzionale» nella vita della famiglia. In proposito il quotidiano della Cei ricorda che la Costituzione italiana impone allo Stato di agevolare le famiglie, tutelare i diritti dell’infanzia e promuovere la solidarietà fra le persone. Per di più diversi trattati internazionali «vietano espressamente ingerenze dello Stato nella vita privata e familiare». In merito al caso l’Aibi ha anche presentato un ricorso presso la Corte d’Appello di Firenze, che però, informa Avvenire, è stato respinto.