Con il decreto Lavoro il governo Meloni archivia il dibattito sui minimi di stipendio per legge. E si mette di traverso sulla via del ritorno della Triplice sindacale
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni fra il ministro Eugenia Roccella e il sottosegretario Alfredo Mantovano durante la conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri che ha varato il decreto Lavoro, Roma, 28 aprile 2026 (foto Ansa)
Con il varo del nuovo decreto Lavoro, che entra in vigore proprio nella festività del Primo Maggio, il governo Meloni chiude forse una volta per tutte la porta all’ipotesi di adottare un salario minimo per legge in Italia. Il provvedimento introduce infatti il concetto di «salario giusto», che consiste in un «trattamento economico complessivo [ribattezzato Tec: ossia l’insieme di paga base, mensilità aggiuntive, premi, indennità e benefit, ndr] adeguato alla quantità e alla qualità del lavoro prestato» come definito dai «contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale». Si tratta di una scelta politica precisa, che punta a rafforzare il modello italiano fondato sulla contrattazione, evitando appunto l’introduzione nel nostro ordinamento di una base retributiva uguale per tutti i lavoratori, una soglia sotto la quale ogni accordo al ribasso stipulato fra le parti sarebbe da consi...
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