Obama, un Nobel per la pace sbiadito. Ron Paul: in Siria agisce come i guerrafondai

«Leadership fiacca e approccio antiterrorismo inquietante», le cause del declino del fascino del presidente americano in Europa. La stampa Usa descrive la sua presidenza con sempre maggior disincanto

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Barack Obama aveva promesso due cose durante l’ultima visita a Berlino: che avrebbe chiuso il carcere di Guantanamo e che avrebbe terminato la guerra in Iraq. Non è bastato adempiere «alla prima delle due promesse», scrive ieri il Washington Post. Quando, terminato il vertice del G8 in Nord Irlanda, Obama intratterrà i berlinesi, il 19 giugno, con un discorso nella piazza della Porta di Brandeburgo (come 50 anni fa fece J. F. Kennedy), sarà accolto tiepidamente.
«La luce di cui era circonfusa la sua presidenza, in Europa, è sbiadita», spiega il quotidiano. Obama non ha più «lustro popolare all’estero che lo aiuti a sostenere le sue ambizioni politiche». «Disincanto», secondo il quotidiano della capitale americana, da rintracciare, come osservano sondaggi e analisti, in una «leadership fiacca e un approccio antiterrorismo inquietante, che ricorda gli eccessi della precedente amministrazione», come dimostrato, recentemente, dallo scandalo delle violazioni della privacy da parte del controspionaggio americano.

SIRIA COME IRAQ. A paragonare il governo del Nobel per la pace a quello del «guerrafondaio» George W. Bush Jr è anche l’ex rappresentante repubblicano al Congresso Ron Paul, da sempre su posizioni eccentriche rispetto alla linea maggioritaria del partito della destra americana. In un commento pubblicato sul suo sito, Paul ieri ha picchiato duro contro la scelta di politica estera e di sicurezza di Obama, da ultimo, quella di armare i ribelli in Siria: la campagna politico-mediatica promossa da Obama, sferza Paul, «è identica a quella che ci ha portato alla guerra in Iraq». Il governo, spiega Paul, asserisce che Bashar Al Assad abbia usato armi di distruzione di massa, per legittimare qualcosa che ha già deciso. Come Bush, Obama «usa l’intelligence e i fatti per giustificare una scelta politica già determinata». Paul allude all’uso che fece l’amministrazione Bush delle informazioni sulle armi di distruzione di massa volte a giustificare l’intervento armato americano, già deciso dalla politica, nella nazione sul Tigri e l’Eufrate. Come allora, anche nell’era Obama «intelligence e fatti sono orientati dalla politica».

ARMI AD AL QAEDA. La guerra civile in Siria, afferma Paul, «ha fatto finora quasi centomila morti». «A causa dell’uso del gas, che ha ucciso 100 persone, il presidente ha dichiarato che è stata superata la sua “red line” e che gli Usa devono cominciare ad armare i ribelli». Ma, prosegue Paul, «lasciando perdere la questione sul perché 100 persone uccise dal gas sarebbero più importanti degli altri 99.900 morti, la spiegazione di Obama è piena di buchi». «La decisione di armare apertamente i ribelli siriani è stato fatta settimane fa», spiega Paul, «quando l’intelligence non aveva la “quasi certezza” che il governo siriano avesse usato armi chimiche». Inoltre, prosegue, «il progetto di trasferire armi ai ribelli siriani era diventato un caso politico molto prima».
Citando il Washington Post, Paul spiega che «la Cia, già lo scorso anno, ha ampliato le sue basi segrete in Giordania per prepararsi ad armare i ribelli». Obama si comporta come i «guerrafondai conservatori».
Prosegue Paul: «Ora ha intenzione di inviare ancora più armi ai ribelli siriani, anche se la sua amministrazione è consapevole del fatto che le principali fazioni ribelli hanno assicurato la loro fedeltà ad Al-Qaeda». «Qualcun altro vede l’ironia?», sferza ancora: «Dopo 12 anni di “guerra al terrore” e di lotta contro Al-Qaeda, gli Stati Uniti hanno deciso di fornire armi agli alleati di al-Qaeda. Qualcuno crede davvero che questa sia una buona idea?».
Poiché l’amministrazione Obama promette un appoggio limitato alle forniture di armi, senza una no-fly zone e truppe di terra, «quando queste poche armi non raggiungeranno il predeterminato cambio di regime in Siria – chiede Paul – cosa farà l’amministrazione Obama? Ammetterà il fallimento o invierà le truppe?». Paul ne è certo: «Si darà inizio a un’altra guerra che costerà miliardi di dollari. Il presidente – conclude – ha aperto un vaso di Pandora che distruggerà la sua presidenza e potrebbe anche distruggere questo paese».

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