Nord Corea. «Il popolo è Dio» e Kim Jong-un è il suo profeta

Il dittatore lancia un nuovo ridicolo slogan, ma il popolo è sempre e soltanto uno strumento nelle mani della famiglia Kim al potere

«Il popolo è Dio». È questo uno dei nuovi slogan diffusi dal regime nordcoreano nel nuovo anno. Tra i tre ideali del 2021 svelati a inizio mese ci sono anche «leale unità» e «autonomia». Alcuni di questi slogan sono stati esposti già il 15 gennaio, in occasione del raduno di massa a Pyongyang per celebrare la conclusione dell’ottavo Congresso del Partito dei lavoratori di Corea. I tre slogan sono stati introdotti dal dittatore Kim Jong-un durante il suo discorso conclusivo al Congresso del partito. In particolare, il motto «Il popolo è Dio» riflette l’obiettivo del partito di «servire il popolo», mentre gli altri due riguardano i «requisiti politici» per tutti i cittadini della società nordcoreana.

SOLO INNI AL DITTATORE

La propaganda del regime, proprio come le bugie, ha però le gambe corte. A giudicare dai messaggi e dai cartelli esposti da migliaia e migliaia di cittadini durante l’imponente parata in Piazza Kim Il-Sung, sembra proprio che non sia il popolo a essere Dio, ma piuttosto il dittatore. Riportiamo una selezione dei messaggi esposti: «Portiamo fino in fondo gli sforzi del Juche rivoluzionario seguendo il caro compagno Kim Jong-un»; «Lunga vita al caro compagno Kim Jong-un, simbolo della forza della corea socialista e bandiera della vittoria eterna!»; «Prima la Corea del Nord»; «100 battaglie, 100 vittorie» e l’immancabile «Seguiamo il maresciallo fino alla fine!».

Come si può notare si parla molto del «maresciallo» e del «caro compagno» Kim Jong-un e pochissimo, anzi per niente, del popolo. Non è un caso. In Corea del Nord esiste un solo Dio, Kim Il-sung, e l’unico culto ammesso è quello dei componenti della famiglia Kim. La religione cristiana, infatti, al pari delle altre, è perseguitata: se si viene scoperti a pregare o a possedere una Bibbia si viene fucilati senza processo o inviati in un gulag. Si pensa che nei terribili campi di sterminio ci siano attualmente fino a 50 mila cristiani su 200 mila persone. Come l’inchiesta dell’Onu sulle violazioni dei diritti umani nel paese ha confermato, «chi pratica la religione viene perseguito come un criminale». Il cristianesimo in particolare è paragonato «alla droga, ai narcotici, al peccato e all’invasione capitalista». I missionari sono paragonati in pubblico a «vampiri che succhiano il sangue».

INDOTTRINAMENTO E SFRUTTAMENTO

Il popolo sarà anche Dio, ma non subisce certo un trattamento migliore. I bambini vengono indottrinati fin da piccoli a obbedire ciecamente al partito e la libertà di espressione (al pari di tutte le altre) non esiste, nessuno può scegliere dove vivere o lavorare perché per spostarsi e per accedere alla maggior parte delle professioni serve l’autorizzazione del partito, che giudica in base al songbun (il pedigree rivoluzionario che tiene conto anche del comportamento passato di padri e nonni), chiunque può essere arrestato in ogni momento, anche solo per aver guardato in tv un film straniero o ascoltato alla radio un programma sudcoreano, e confinato in un gulag, tutti i nordcoreani sono costretti a lavorare gratis per il regime nelle consuete «battaglie», che possono anche durare mesi, per completare i progetti del governo, le sessioni di critica e autocritica sono ancora all’ordine del giorno.

Per avere un assaggio della vita di un cittadino comune, bisogna leggere L’accusa, il primo libro pubblicato in Occidente scritto da un nordcoreano, Bandi (pseudonimo che significa “lucciola”), che vive tuttora in Corea del Nord. Il grande merito di Bandi è di aver illuminato come una vera lucciola il buco nero del mondo, i soprusi e le angherie che i 25 milioni di nordcoreani subiscono fin dal 1948 per mano dei dittatori della famiglia Kim. Per quanto Kim Jong-un si sforzi di dichiarare che «Il popolo è Dio» e che il compito del partito è di servire il popolo, in realtà il popolo resta lo strumento attraverso cui la famiglia Kim mantiene il potere e se lo passa di padre in figlio, unica dittatura familiare ereditaria della storia contemporanea.

@LeoneGrotti