No profit. Poletto (Cdo Opere Sociali): «La partita sull’Iva si gioca a Bruxelles, non a Roma»

Per l’Unione europea o sei stato o sei mercato. Gli eurocrati non comprendono la logica non concorrenziale del terzo settore italiano. Così vogliono portare l’Iva dal 4 al 10 per cento

Quella tra fisco e no profit è una partita che ormai si gioca a Bruxelles, non più in Italia. Lo dimostra l’ultima gatta da pelare del governo Letta: si tratta dell’aumento dell’Iva per il terzo settore dal 4 al 10 per cento prevista a partire dal 1° gennaio 2014. Una partita del valore di soli 153 milioni di euro – tanto sarebbe l’extragettito per il fisco garantito dall’intervento secondo il ministero dell’Economia – ma che, invece, rischia di costare assai cara alle oltre 300 mila cooperative sociali italiane che operano nel terzo settore offrendo prestazioni socio-sanitarie, educative (scuole) ed assistenziali.
L’aumento in programma, secondo i calcoli dell’Alleanza delle cooperative italiane, potrebbe avere l’effetto di lasciare mezzo milione di persone prive di assistenza (disabili, anziani, minori in difficoltà, malati e tossicodipenti) e oltre 40 mila lavoratori a piedi. A fronte di un risparmio fiscale per la collettività che sarebbe esiguo.

WELFARE ALL’ITALIANA. L’aumento dell’Iva sul no profit al 10 per cento era stato introdotto nell’agenda dall’esecutivo guidato da Mario Monti in ottemperanza a una sanzione della Commissione europea che non aveva ritenuto sufficientemente concorrenziale il fatto che l’Iva fosse pagata dalle onlus italiane al 4 per cento e che chiedeva, pertanto, di aumentarla di 6 punti.
Perciò, secondo Monica Poletto, presidente di Cdo Opere Sociali, la vera questione non è quella di «sollevare polemiche tutte italiane sull’aumento dell’Iva». «Non servirebbe a nulla», spiega a tempi.it. Meglio sarebbe impegnarsi a «sensibilizzare i tecnici dell’Unione europea alla ricchezza e specificità del welfare italiano», che da sempre poggia sulla presenza del terzo settore, un settore che «non risponde a logiche né meramente pubbliche né di mercato». E forse è proprio per questo che a Bruxelles non è ancora stato pienamente compreso.

O SEI STATO O SEI MERCATO. «Per l’Unione europea – prosegue Poletto – o sei Stato o sei mercato; mentre in Italia c’è tutto un mercato non concorrenziale del terzo settore che è il cuore del welfare italiano, ma che a Bruxelles non riesce ad essere colto. È per questa incomprensione di fondo che l’Iva al 4 per cento non è giudicata concorrenziale». Ed è per questa ragione che, secondo Poletto, la cosa più importante e urgente da fare è «sensibilizzare i tecnici di Bruxlles alla diversità del no profit italiano», con una mirata azione esercitata a livello europeo. «Solo così riusciremo a giustificare un regime premiale come quello dell’Iva al 4 per cento sul no profit, senza rischiare che ci venga chiesto nuovamente di aumentare il prelievo».