«Non è giunto il momento per i musulmani di affrontare seriamente il problema Isis?»

Pubblichiamo l’appello inviato a tempi.it dal patriarca iracheno Louis Raphael I Sako

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Pubblichiamo la traduzione italiana dell’appello del patriarca caldeo di Baghdad, S. E. mons. Louis Raphael I Sako, intitolato “È il momento giusto per arrestare la diffusione del cancro rappresentato dal cosiddetto Stato islamico (Isis) e dalle altre organizzazioni similari” e inviato a tempi.it. L’appello è indirizzato principalmente alle autorità e ai credenti musulmani. Traduzione nostra.

Il mondo è stato colto di sorpresa quando, nel nome dell’islam, l’Isis (Daesh) e altre organizzazioni similari hanno conculcato la libertà umana; messo in fuga e ucciso civili, a volte bruciandoli vivi; preso come prigioniere e ridotto in stato di schiavitù numerose donne; demolito edifici religiosi e monumenti di valore storico. Questo genere di ideologia estremista ha pure finito per rovinare i rapporti fra le persone all’interno dello stesso paese e della stessa regione.

Tali eventi provocano la seguente domanda: non è questo il momento giusto per i musulmani e per i non musulmani di buona volontà in tutto il mondo per affrontare seriamente, e non superficialmente, la situazione? Specialmente avendo presente che la maggioranza dei musulmani è neutrale, imparziale, aperta e disponibile a lavorare intensamente per il bene dei loro paesi e dei loro concittadini. La loro iniziativa dovrebbe consistere in una presa di posizione forte e unitaria, con la quale potrebbero tutti insieme arrestare la diffusione del cancro dell’Isis. Una presa di posizione contro l’isolamento, l’estremismo, l’odio, la violenza, il rigetto della coesistenza, del principio di cittadinanza e della tecnologia moderna. Che dovrebbe anche mettere fine alla diffusione di ciò che l’Isis proclama, e cioè che l’unico modo per guadagnarsi il Paradiso è uccidere degli innocenti con l’ausilio di cinture esplosive, autobombe, coltelli, ecc. Questa proclamazione rappresenta un vero collasso della ragione.

I musulmani dovrebbero mostrare il vero volto dell’islam al mondo e confermare che l’estremismo è contrario alle loro convinzioni. Inoltre dovrebbero puntualizzare il significato del messaggio dell’islam in ciò che differisce dal modo in cui l’Isis lo presenta. Come sappiamo, la missione di tutte le religioni è la diffusione dell’amore, della tolleranza e del perdono, e questo dovrebbe essere compreso a partire dalla considerazione della spiritualità dei testi e delle loro prescrizioni. Pertanto crediamo che i musulmani debbano mostrare il loro impegno nei confronti del cuore del messaggio dell’islam, rispettando Dio e le altre religioni.

In definitiva i cristiani stanno aspettando che i governi e le autorità religiose lavorino insieme per affrontare e smantellare il terrorismo e l’estremismo attraverso la diffusione di una cultura di pace, razionalità, apertura, tolleranza, coesistenza, amore, rispetto dei diritti umani e della diversità. Questo può essere ottenuto attraverso la riforma dei programmi scolastici, che attualmente sono il principale veicolo per l’insegnamento dell’estremismo; gettando le fondamenta della pace, stabilità, cooperazione e giustizia; adottando un dialogo civile, pacato e coraggioso per risolvere crisi come quelle che hanno devastato popoli e paesi; stabilendo lo Stato di diritto e le istituzioni che lo sostengono.

Infine, le persone hanno il diritto di vivere una vita stabile e sicura, di godere gli stessi diritti e di assolvere gli stessi doveri, nel contesto di ragionevoli livelli di servizio pubblico. Per dimostrare a cosa mi riferisco quando parlo di ingiustizia e di violazione della libertà umana sommate all’abuso della religione, elenco brevemente i contenuti di alcuni sermoni e di alcune fatwa ostili ai cristiani, di cui bisogna occuparsi in modo molto deciso:

  • Ogni religione diversa dall’islam è infedeltà ed eresia, e ogni luogo di culto diverso da quelli islamici è un luogo di eresia e di deviazione.
  • Anche coloro fra i musulmani che credono che le chiese sono luoghi dove si rende culto a Dio, o che quello che cristiani ed ebrei fanno è una forma di culto, sono considerati degli infedeli.
  • L’appello ai musulmani perché rispettino la proibizione di fare gli auguri ai cristiani per Natale e per Pasqua.
  • La preghiera rivolta a Dio perché trasformi tutte le mogli dei cristiani in vedove e i loro figli in orfani.

Sono discorsi come questi che, fuori di ogni dubbio, fanno sorgere persone che traducono in fatti l’odio contenuto in queste parole, e combattono coloro che sono classificati come infedeli sulla base di queste fatwa! Il cristianesimo è nato e si è sviluppato in Oriente, i cristiani possiedono legittimamente questa terra e formano una parte essenziale del tessuto della società mediorientale. Essi hanno partecipato all’edificazione e allo sviluppo della cultura e della civiltà arabe. È un peccato che siano stati aggrediti ingiustamente nel corso della storia e che la loro esistenza nella regione sia stata ripetutamente messa a repentaglio.

Per questo motivo è urgente formulare una presa di posizione ufficiale, chiara e coraggiosa al fine di sostenerli e incoraggiarli a restare in Medio Oriente, anche perché la maggioranza di essi rappresenta le persone più qualificate a livello formativo, economico, culturale, professionale, ecc. Ciò può essere ottenuto soltanto garantendo la sicurezza e i legittimi diritti spettanti ad ogni essere umano, che conducono alla reale uguaglianza e al consolidamento della coesistenza.

Foto Ansa

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