Nigeria, un milione di donne musulmane e cristiane sfileranno per le studentesse sequestrate da Boko Haram

Massiccia adesione all’iniziativa della moglie del governatore del Borno per chiedere la liberazione delle oltre aduecento ragazze che sarebbero ancora nelle mani dei terroristi islamici

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Articolo tratto dall’Osservatore Romano – Un milione di donne nigeriane, vestite di rosso, sfileranno domani in corteo per le strade della capitale federale Abuja per chiedere la liberazione delle studentesse rapite a metà aprile nel dormitorio di un liceo di Chibok, nello Stato nordorientale del Borno. Del sequestro è ritenuto responsabile il gruppo fondamentalista islamico Boko Haram, artefice di attacchi e atti di terrorismo che hanno provocato negli ultimi anni migliaia di vittime.

L’iniziativa è stata organizzata da Hajiya Nana Kashim Shettima, la moglie del governatore del Borno, lo Stato in cui Boko Haram ha il suo principale radicamento. Il numero di un milione di donne che parteciperanno all’iniziativa è stimato concordemente da tutta la stampa nigeriana.

Alla marcia hanno aderito numerose associazioni locali di donne musulmane e cristiane. Hajiya Nana Kashim Shettima ha chiamato in piazza anche tutte le mogli dei funzionari della regione, sia federali sia locali, per aumentare le pressioni sui propri mariti affinché risolvano la situazione. «Mettiamo da parte tutte le differenze di fede, etniche, prendiamoci tutte per mano per liberare queste ragazze», ha detto la donna. Secondo la denuncia dei genitori — che smentiscono diverse affermazioni fatte dall’esercito in questi giorni — 234 studentesse sarebbero ancora nelle mani dei sequestratori.

Nei giorni immediatamente seguenti al rapimento, erano state ritrovate 44 ragazze. Alcune erano riuscite a nascondersi al momento dell’irruzione nel dormitorio del liceo di Chibok, mentre altre erano riuscite a sfuggire ai loro sequestratori. Voci circolate con insistenza ancora nelle ultime ore sostengono che le ragazze sarebbero tenute prigioniere in una base di Boko Haram nella foresta di Sambisa, vicino al confine con il Camerun.

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